[Grind/Death] Napalm Death – Time Waits …

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  [Grind/Death] Napalm Death – Time Waits For No Slave (2009) Strong Arm – Diktat – Work To Rule – On The Brink Of Extinction – Time Waits For No Slave – Life And Limb – Downbeat Clique – Fallacy Dominion – Passive Tense – Larceny Of The Heart – Procrastination On The Empty Vessel

 

[Grind/Death] Napalm Death – Time Waits For No Slave (2009)

Strong Arm – Diktat – Work To Rule – On The Brink Of Extinction – Time Waits For No Slave – Life And Limb – Downbeat Clique – Fallacy Dominion – Passive Tense – Larceny Of The Heart – Procrastination On The Empty Vessel – Feeling Redundant – A No Sided Argument – De Evolution Ad Nauseam

http://www.napalmdeath.org
http://www.centurymedia.com

Tredicesimo album in studio per una delle formazioni più rivoluzionarie degli ultimi trent’anni, “Time Waits For No Slave” è l’ennesima conferma della seconda giovinezza artistica vissuta dagli inglesi in questo primo decennio del nuovo Millennio, dopo l’appannamento avuto verso la metà degli anni Novanta (cfr. le sperimentazioni malriuscite di “Fear, Emptiness, Despair” e “Diatribes”).

Non è mistero che questo nuovo lavoro sia già interamente ascoltabile in streaming sul MySpace della band, quindi ognuno potrà valutarlo secondo le sue personali inclinazioni di gusto. E, parlando di gusti, al sottoscritto “Time Waits For No Slave” piace parecchio, così come son piaciuti molto anche “Smear Campaign”, “The Code Is Red…Long Live The Code” e via a ritroso. Questo perché i Napalm Death hanno trovato il giusto equilibrio tra l’iconoclastia grindcore dei loro primi capolavori e il groove e la pesantezza degli elementi death metal successivamente incorporati, senza però mai dimenticare le loro primissime radici crust – hardcore.

L’album prosegue semplicemente questo discorso, riservando le mazzate più atroci all’inizio, con i furiosi blast – beat di “Strong Arm”, “Diktat” e “Work To Rule” ad aggredire immediatamente l’ascoltatore, e strutturando maggiormente i brani centrali, con le variazioni di tempo di “Downbeat Clique” e la cadenza asfissiante di “Passive Tense” a spiccare sul resto. C’è anche l’occasione per Mitch Harris d’infilare un assolo di matrice thrash (A No – Sided Argument), e per Mark “Barney” Greenway di urlare sguaiato nel coro dissonante di “Fallacy Dominion”, singolare idea di anthem che solo ai Napalm Death sarebbe potuta venire in mente.

La produzione è precisa e di rara potenza, forse la migliore che un disco dei britannici abbia mai potuto vantare, e il tasso di violenza complessiva è persino superiore alla media delle loro uscite. L’unica stonatura è rappresentata dalla lunghezza eccessiva: 50 minuti per un’opera del genere è, effettivamente, un po’ troppo, ed eliminando due – tre episodi minori “Time Waits For No Slave” sarebbe stato ancor più incisivo. Quisquilie, comunque, per ogni fan che si rispetti, il quale non avrà nessun problema nell’apprezzare in toto la release, così come apprezza la discografia del gruppo nella sua interezza.

Poi si potrebbe fare un discorso prettamente storico, e in questo caso ogni diatriba su sensibilità individuale, gusti e affini verrebbe inesorabilmente a cadere. Artefici di una svolta epocale nella musica estrema (e nel loro caso si potrebbe parlare di crossover nell’accezione più pura del termine), eredi dell’attivismo politico e sociale dei gruppi anarco – punk più radicali, i Napalm Death hanno infranto il muro dei vent’anni di carriera senza perdere nulla in coerenza e lucidità d’intenti, pur dovendo fronteggiare numerosissimi cambi di line – up, e oggi sanno ancora fare parecchio male. Commoventi.

Stefano Masnaghetti     

 

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