[Hard & Heavy] Blessed By A Broken Heart – Pedal …

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  [Hard & Heavy] Blessed By A Broken Heart – Pedal To The Metal (2008) Intro, She Wolf, Show Me Wha You Got, Move Your Body, She’s Dangerous, To Be Young, Doing It, Blood On Your Hands, Don’t Stop, Carry On, Ride Into The Night www.myspace.com/bleddedbyabrokenheartwww.centurymedia.com I Blessed By A Broken Heart sono un gruppo,

 

[Hard & Heavy] Blessed By A Broken Heart – Pedal To The Metal (2008)

Intro, She Wolf, Show Me Wha You Got, Move Your Body, She’s Dangerous, To Be Young, Doing It, Blood On Your Hands, Don’t Stop, Carry On, Ride Into The Night

www.myspace.com/bleddedbyabrokenheart
www.centurymedia.com

I Blessed By A Broken Heart sono un gruppo, e l’avevamo potuto notare ascoltando l’esordio All Is Fair In Love and War, che non si prende troppo sul serio e che prova a mescolare un’immagine strettamente legata agli anni ottanta ad una più moderna: da qui un disco ambiguo e per certi versi piacevole, ben ritratto da un titolo che riesce a rendere l’idea. Pedal To The Metal.
Aiutatevi anche con la copertina e pensate a questa simil-DeLorean che viaggia attraverso il tempo partendo dagli eighties e portandosi dietro pregi e difetti del futuro, quelli dei giorni nostri. La proposta dei Blessed By A Broken Heart può essere riassunta con la comunissima metafora di qui sopra, un concentrato di hair metal che sintetizza i caratteri della scena hard & heavy di trent’anni fa e che vuole agganciarsi alle radici contemporanee: growling alla Alexy Laiho (Children Of Bodom), ritmica martellante, suoni retrò.

La Century Media ha voluto concedere un’opportunità ai canadesi e si è accaparrata le prestazioni del sestetto affidando a GGGarth (Red Hot Chili Peppers, Kiss, Motley Crue, Rage Against The Machine, Testament) il compito di produrre l’album, convinta anche dagli spettacolari show che il gruppo è riuscito a mettere in piedi negli anni che hanno separato le due distinte release.
Non che la scelta di alternare cleaning vocals e growling sia poi vincente, intendiamoci, sembra una neanche troppo nascosta (doppia) strizzatina d’occhio alla frangia conservatrice e a quella più estrema. L’arma vincente è l’assolo ingovernabile di Shred Sean, il riffing forsennato di Robbie Hart, il ricorso sistematico alle tastiere di Simon Fox (lo strumento guida) e qualche buona composizione: qui voglio segnalare le radiofoniche Move Your Body e She’s Dangerous che riescono a centrare tutti gli obiettivi prefissati.

Un disco che si traduce in un gradevole passatempo ma che non ha né pretese né credenziali per poter aspirare ad una valutazione che si attesti al di sopra della sufficienza. L’importante è che non scenda al di sotto: date un occhio e un orecchio alla pagina MySpace della band, potrebbero fare al caso vostro.

Gaetano Loffredo

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