[Hard Rock] Drowning Pool – Full Circle (2007)

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Full Circle – Enemy – Shame – Reborn – Reason I’m Alive – Soldiers – Paralyzed – Upside Down – 37 Stitches – No More – Love X2 – Duet – Rebel Yell http://www.drowningpool.com/http://www.10thst.com/ Sfigata la storia dei Drowning Pool. Potenzialmente ai livelli di Distrubed e Godsmack, mai raggiunti però a causa di una stabilità


Full Circle – Enemy – Shame – Reborn – Reason I’m Alive – Soldiers – Paralyzed – Upside Down – 37 Stitches – No More – Love X2 – Duet – Rebel Yell

http://www.drowningpool.com/
http://www.10thst.com/

Sfigata la storia dei Drowning Pool. Potenzialmente ai livelli di Distrubed e Godsmack, mai raggiunti però a causa di una stabilità di line-up inconsistente e dalla tragica fine che colse Dave Williams nel 2002, un anno dopo la pubblicazione dell’ottimo debutto “Sinner”. Jason Jones sostituì l’ex singer, “Desensitized” andò forte nonostante fosse un gradino sotto il precedente disco. Ora con Ryan McCombs a cantare i ragazzi ci riprovano con “Full Circle”.
Nelle interviste la band ha detto che cercherà di dimostrare con questo nuovo album che i DP non sono solo il gruppo del wrestling (“Bodies” ad esempio è la theme-song della ECW da diverso tempo) o dei videogames, ma bensì un combo che è capace di comporre musica a 360 gradi.
Ci sono riusciti? Sì. Il disco è bello? Abbastanza. E’ a livello del primo? No.

Dopo il terzo grado proseguo dicendovi che la release è alquanto varia, ci sono momenti più tirati (opener e “Enemy”) e buoni rallentamenti con altrettante melodie ben studiate (cfr. “Reason I’m Alive”). C’è anche “Soldiers” il pezzo dedicato all’esercito, che prosegue la tradizione che vuole i Drowning vicini ai soldati impegnati in zone di guerra indipendentemente dal fatto che si condividano o meno le ragioni della stessa. C’è purtroppo anche la noia che prende il sopravvento nella seconda metà dell’album con brani non proprio ispirati come “Paralyzed”, “37 Stitches”, “No More” e “Love X2″. Il finale fortunatamente non è male: “Duet” e successiva cover di Billy Idol “Rebel Yell” chiudono un disco complessivamente più che sufficiente, giocato sul sicuro con l’apprezzabile tentativo di variare un minimo la proposta della band dagli standard precedenti.

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