[Hardcore] Carpathian – Isolation (2008)

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  Isolated – Cursed – Spirals – Insomnia – The Cold Front – Dead Beats From Dead Hearts – Sun Heights – Seventyk – Ceremony – Permanent http://www.myspace.com/carpathianhttp://www.deathwishinc.com/ Per chi parlava di una certa tendenza al banale e al piatto nella scena hardcore/metalcore, arrivano questi 25 minuti (sì, 25 minuti, meno di “Reign in blood”)

 

Isolated – Cursed – Spirals – Insomnia – The Cold Front – Dead Beats From Dead Hearts – Sun Heights – Seventyk – Ceremony – Permanent

http://www.myspace.com/carpathian
http://www.deathwishinc.com/

Per chi parlava di una certa tendenza al banale e al piatto nella scena hardcore/metalcore, arrivano questi 25 minuti (sì, 25 minuti, meno di “Reign in blood”) di “Isolation” a dirci che, in realtà, questo genere ha ancora molto da dire.

Provenienti dall’Australia (terra degli ormai sciolti I Killed the Prom Queen e degli affermati Parkway Drive), i Carpathian ci presentano un disco interessante. Anche se la base di partenza è un certo hardcore, piuttosto canonico, di stampo americano (con tanto di gang vocals), ciò che rende questo disco diverso dalla media è un mood dark che è stato ottenuto grazie anche ad una produzione che ha operato in quest’ottica. Dieci pezzi che, pur essendo brevi (solo tre pezzi superano, di poco, i tre minuti), risultano molto intensi: la voglia di sperimentare sonorità diverse, all’apparenza inconciliabili, come l’hardcore e la musica dark ha portato il quartetto a sfornare una serie di pezzi impressionanti, al punto che è impossibile trovare un filler, ma anche un pezzo che spicca rispetto agli altri. Un disco che, in alcuni punti, ci fa pensare ad un personale tributo dei Carpathian ai Joy Division: partendo dalla matrice musicale e arrivando ad un paio di titoli, passando per una delle due copertine che, come artwork, ricorda molto quella di “Unknown Pleasures”, la prima fatica della band di Ian Curtis.

Un disco che sicuramente potrà essere annoverato tra le uscite simbolo del 2008 nel genere, proprio per la voglia di far fare il salto di qualità ad un genere che sembrava destinato a non schiodarsi da certi binari. Certo, 25 minuti per un cd sono veramente pochi…

Nicola Lucchetta

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