[Hardcore] Every Time I Die – New Junk Aesthetic (2009)

Every Time I Die New Junk Aesthetics 2009 /5
    [Hardcore] Every Time I Die – New Junk Aesthetic (2009) Roman Holiday – The Marvelous Slut – Who Invited The Russian Soldiers – Wanderlust – For The Record – White Smoke – Turtles All The Way Down – Organ Grinder – Host Disorder – After One Quarter Of A Revolution – The Sweet

 

 

[Hardcore] Every Time I Die – New Junk Aesthetic (2009)

Roman Holiday – The Marvelous Slut – Who Invited The Russian Soldiers – Wanderlust – For The Record – White Smoke – Turtles All The Way Down – Organ Grinder – Host Disorder – After One Quarter Of A Revolution – The Sweet Life

http://www.myspace.com/everytimeidie
http://www.epitaph.com/
http://www.self.it/

Il passaggio dei southern metal(corer) di Buffalo Every Time I Die su Epitaph, annunciato qualche mese fa, era riuscito a scuotere gli animi dei fan di vecchia data della band dei fratelli Buckley: dopo quattro dischi sotto Ferret Music, colonna portante della scena metalcore a stelle e striscie, il passaggio alla storica label che, negli ultimi anni, sta seguendo troppo i trend del momento, aveva fatto temere ai più una “svolta emo” anche per i nostri. Ad alimentare i timori, la presenza di Pete Wentz dei Fall Out Boy (comunque controbilanciata dalla presenza di Greg Puciato dei Dillinger Escape Plan su “The marvelous slut”).

A conti fatti? Tutte cazzate e masturbazioni mentali: anche questo giro gli Every Time I Die riescono con relativa facilità a vincere il “premio della giuria” del 2009, con un “New junk aesthetic” che conferma lo status superiore dei cinque nel panorama dal punto di vista qualitativo (se guardiamo alle vendite e al seguito, infatti, sono tra i più sottovalutati di sempre). 

Praticamente estranei ai topos del genere (escludendo il finale di “Who invited the Russian soldiers”, un’autocitazione degli esordi della band), siamo di fronte a undici ottimi brani, poco più di trenta minuti di metalcore influenzato da sonorità southern e punk. In cabina di comando, quel Keith Buckley che si conferma uno dei frontman più validi dal punto di vista vocale usciti negli ultimi anni: status confermato anche dalla capacità di destreggiarsi in maniera ottima anche su linee vocali più melodiche (“Wanderlust”). Le collaborazioni, fatte probabilmente più per ragione di marketing che altro (vedi Fall Out Boy), non stravolgono e non offrono nulla di più alle canzoni di questo “New junk aesthetics”.

Il disco della maturazione per gli Every Time I Die e, si spera, quello della definitiva consacrazione tra le masse. Ad un passo dal collasso di una scena che ormai va avanti per inerzia, Keith Buckley e soci arrivano con un sorprendente colpo di coda che permette loro di arrivare, con relativa facilità, nella classifica delle uscite più importanti del 2009.

Nicola Lucchetta

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