[Hardcore] The Secret – Disintoxication (2008)

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Morte – Intoxication – Inferno – Poisoned Blood is Never Enough – In Limbo – Saul – Funeral Monolith – Umea – Death to Pigs – Kill the Dead http://www.myspace.com/thesecrethttp://www.goodfellowrecords.com/ Questo disco è l’equivalente, su supporto ottico, di una serie di calci rotanti di Chuck Norris ricevuti in faccia: un impatto sonoro breve (il disco

Morte – Intoxication – Inferno – Poisoned Blood is Never Enough – In Limbo – Saul – Funeral Monolith – Umea – Death to Pigs – Kill the Dead

http://www.myspace.com/thesecret
http://www.goodfellowrecords.com/

Questo disco è l’equivalente, su supporto ottico, di una serie di calci rotanti di Chuck Norris ricevuti in faccia: un impatto sonoro breve (il disco infatti supera di poco la mezz’ora) e violentissimo che non lascia scampo a nessuno. “Disintoxication”, secondo album della band triestina, che negli ultimi mesi si sta ritagliando un ruolo importante nella scena post-hardcore, è stato registrato presso i Tonteknik Recordings di Umea (Svezia), con l’aiuto di Magnus Lindberg (Cult of Luna, ma noto produttore nel genere) e potrebbe lanciare la band nel panorama internazionale dalla porta principale, grazie anche a quella stabilità di lineup che per un lungo periodo è mancata.

“Disintoxication” segue molto le coordinate dettate da band come gli statunitensi Converge e gli svizzeri Knut, ma senza cadere nel citazionismo spinto: infatti il sound è il risultato di tutte queste influenze miscelate con maestria, nel quale si respira un’aria particolarmente pessimistica e cupa. Da panico la capacità della band di alternare, in quasi tutti i pezzi e con una precisione che lascia allibiti, parti tiratissime ed estreme, ai limiti del grind, ad altre molto cadenzate e vicine allo sludge; la sola traccia “Umea” fa eccezione, visto che si focalizza principalmente su tempi lenti e sulfurei: casualmente, è anche l’unica traccia a superare i cinque minuti di durata. Unica pecca del disco, una produzione che, pur facendo il suo porco dovere, presenta una batteria fin troppo in risalto, che mette in secondo piano basso (quasi sempre) e chitarra (in alcune parti).

Questo “Disintoxication”, degno successore del debut album “Luce”, sicuramente farà la fine di molti dischi validi del genere: ignorato (o adorato da pochissimi) in patria, e incensato all’estero. Perché proprio questo è il destino delle band italiane: espatriare per far vedere il loro valore (e questa band il suo minitour negli States lo ha già fatto) e tornare a casa “da vincitori”. Siamo di fronte ad una band che sarebbe un delitto ignorare, anche a fronte di un album così valido; quindi, questa volta, giochiamo d’anticipo e andiamo a vederceli dal vivo qui nello Stivale.

N.L.

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