[Heavy Metal] André Matos – Mentalize (2010)

/5
http://www.myspace.com/andrematossolohttp://www.spv.de/ Secondo album solista per il brasiliano André Matos, che dopo l’esperienza Shaman è tornato sulle scene nel 2007 con l’ottimo “Time To Be Free”, all’epoca accolto ottimamente da stampa e pubblico. Questo nuovo lavoro, forte della formazione rodata e di un buon equilibrio fra i membri della band è, a detta dello stesso artista,



http://www.myspace.com/andrematossolo
http://www.spv.de/

Secondo album solista per il brasiliano André Matos, che dopo l’esperienza Shaman è tornato sulle scene nel 2007 con l’ottimo “Time To Be Free”, all’epoca accolto ottimamente da stampa e pubblico. Questo nuovo lavoro, forte della formazione rodata e di un buon equilibrio fra i membri della band è, a detta dello stesso artista, molto più spontaneo e diretto. Il disco già da un primo ascolto risulta molto più heavy del precedente, i pezzi sono più speed/power e meno sinfonici, caratterizzati da riff incisivi, da un’ottima prova della sezione ritmica e dall’inconfondibile voce del frontman carioca.

Punti di forza della release sono senza dubbio la seconda traccia “I will return”, dal testo chiaramente autobiografico e personale (“The dream was forever/We won’t miss match again/ I will rise from the sea”), la successiva “Someone else” con la voce di Andre effettata e un finale melodico e nostalgico, “Mentalize” (la titletrack) con un riff inconfondibile, “Violence” con un ritornello di sicuro effetto ed una linea melodica degna dei migliori Angra, e la furiosa e velocissima “Power Stream”.
Ma in “Mentalize” c’è spazio anche per una buona dose di melodia, che troviamo in “Back to you” e nella corta ma intensissima “A lapse in time”, in cui Matos ci delizia accompagnando la sua voce con un semplice ma efficace accompagnamento di pianoforte.

Chicca, purtroppo ad esclusivo appannaggio dei fans giapponesi e di chi vorrà procurarsi la versione nipponica del platter, una cover dei Queen, una delle band preferite in assoluto dal singer, che finalmente ha voluto cimentarsi con un pezzo di un gruppo che lui stesso ha sempre definito intoccabile. Nelle bonus – track della versione brasiliana possiamo invece trovare il ripescaggio, chiesto per anni dai fan brasiliani, di “Don’t despair”, brano registrato agli albori degli Angra e apparso solo sulla demo “Reachin Horizont”, e riproposto oggi con un nuovo arrangiamento.

Un disco godibilissimo dall’inizio alla fine, nel quale è davvero difficile trovare punti deboli, che strizza più volte l’occhio agli Angra dei gloriosi tempi di “Holy Land”, ma che sa anche proporre idee nuove ed originali, e che con buona probabilità rimarrà per molto tempo nel vostro stereo senza mai stancarvi.

Corrado Riva

Condividi.