[Heavy Metal] Grand Magus – Hammer Of The North (2010)

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http://www.grandmagus.com/http://www.roadrunnerrecords.it/ Con “Hammer Of The North” si è definitivamente compiuta la mutazione dei Grand Magus da band dedita ad un caldo e settantiano hard rock virato doom/stoner a gruppo devoto in tutto e per tutto all’heavy metal a tinte epiche degli anni Ottanta. Se il predecessore “Iron Will” (2008) lasciava ancora trasparire alcune tinte doomeggianti


http://www.grandmagus.com/
http://www.roadrunnerrecords.it/

Con “Hammer Of The North” si è definitivamente compiuta la mutazione dei Grand Magus da band dedita ad un caldo e settantiano hard rock virato doom/stoner a gruppo devoto in tutto e per tutto all’heavy metal a tinte epiche degli anni Ottanta. Se il predecessore “Iron Will” (2008) lasciava ancora trasparire alcune tinte doomeggianti nel mezzo di un epic metal potente e muscolare, il quinto album del trio svedese abbandona ogni ritegno e, eliminati una volta per tutte i riferimenti al vecchio stile, approda a una dimensione più consona ai Manowar piuttosto che ai Black Sabbath (era Ozzy) o, se vogliamo, ad un qualsiasi complesso stoner contemporaneo (da tener presente che il cantante dei Grand Magus, JB, ha militato per anni nelle fila degli Spiritual Beggars).

La copertina del disco è un ottimo viatico per intuire quale sarà il suo contenuto sonoro. Potrebbe essere quella di uno degli ultimi dischi dei Bathory del compianto Quorthon; personalmente mi ha ricordato moltissimo lo stile dell’artwork di “Blood On Ice”. I Grand Magus non sono nuovi a questo genere di disegni in puro stile mitologico – fantasy, ma qua calcano la mano ancor più che in passato. E le dieci tracce presenti in “Hammer Of The North” non fanno nulla per smentire tali premesse; anzi, si adattano quasi scientificamente alla loro presentazione grafica. JB non ha mai utilizzato le sue notevoli abilità canore per cantare in modo così acuto; ed è proprio il suo urlo ad introdurre il primo brano dell’opera, “I, The Jury”: si nota subito la tendenza ad accelerare i tempi rispetto alla vecchia produzione, ad aumentare l’uso dei cori ‘vichinghi’ (cfr. l’inizio di “Black Sails”) e l’importanza dei soli di chitarra, tanto che, non fosse per la voce cristallina del singer, l’opener potrebbe benissimo essere dei Manilla Road. Il resto del lavoro non si schioda di un millimetro da questo assunto di base, in una continua alternanza fra mid tempo e vere e proprie ‘heavy metal song’ che si fermano irrevocabilmente al 1989, se vogliamo utilizzare un criterio temporale per delimitarne l’ispirazione. Addirittura, in “At Midnight They’ll Get Wise” pare di ascoltare i Judas Priest (per la struttura dei riff) che risuonano una canzone di qualche gruppo street metal ormai dimenticato (per la dinamica dell’assolo di chitarra e il piglio complessivo). E nella conclusiva “Ravens Guide Our Way” (sin dal titolo, dichiarazione di quanto la mitologia nordica sia ormai fondamentale per i Grand Magus) le affinità con i Manowar di “Into Glory Ride” si fanno davvero marcatissime.

Sicuramente “Hammer Of The North” è il miglior album del nuovo corso, quello iniziato approssimativamente con “Wolf’s Return” (2005). È il più riuscito perché elimina tutte le indecisioni sullo stile che i Grand Magus intendono seguire; un taglio netto con il passato, che questa volta suona definitivo. I due capitoli precedenti si barcamenavano ancora fra gli inizi ‘doom rock’ e le nuove smanie Eighties, anche se s’intuiva che queste ultime avrebbero avuto il totale sopravvento, prima o poi. Ora è arrivato quel momento. Forse resta un po’ di malinconia nel comprendere che si è persa una potenziale grande band stoner/doom, ma bisogna ammettere che i tre scandinavi se la cavano egregiamente anche in questa loro attuale incarnazione. Oggi è raro imbattersi in interpreti di epic/heavy metal di tale caratura. Chi, per nostalgia o per innato gusto personale, apprezza ancora questo tipo di sonorità, non si lasci assolutamente sfuggire questa emissione; potrebbe essere uno dei suoi dischi dell’anno.

Stefano Masnaghetti

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