[Heavy Metal] Headquakes – Headquakes

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Nexus VI – Song Of Tyrell – Merchant Of Souls – A Ziggy’s Fault – Lights Of Siam – The Curse – Madhatters – Ways – Help – Mistrak – Winter’s Hunter Pagina MySpace della bandEtichetta discografica Gli italianissimi Headquakes rappresentano la tipica bella avventura che, intrapresa per divertimento durante gli anni di studi, ha

Nexus VI – Song Of Tyrell – Merchant Of Souls – A Ziggy’s Fault – Lights Of Siam – The Curse – Madhatters – Ways – Help – Mistrak – Winter’s Hunter

Pagina MySpace della band
Etichetta discografica

Gli italianissimi Headquakes rappresentano la tipica bella avventura che, intrapresa per divertimento durante gli anni di studi, ha trasformato una simpatica cover band liceale in una interessante realtà che, dopo i naturali assestamenti di line up ed un demo datato 2007, ci presenta il proprio esordio discografico caratterizzato da nove brani (più due intro) di sano ed agguerrito heavy metal.

La miscela proposta dal gruppo è un connubio tra i classici che hanno scritto la storia dell’heavy e del power metal nella quale i nostri non lesinano una certa, ed interessante, dose di originalità. Dalla rocciosa opener “Song Of Tyrell” sino alla conclusiva “Winter’s Hunter” i brani si susseguono senza particolari cali e, anzi, dando spesso vita a quell’input neurologico ai muscoli del collo. I brani sono compatti e le melodie sviluppate in maniera molto interessante e mai banale. Certo, le influenze maideniane dell’era Di Anno sono ben radicate, come i numerosi rimandi ed omaggi a Rage e Gamma Ray (a tal proposito si senta la sezione ritmica durante l’assolo dell’opener). Se da una parte la scelta di seguire la rotta tracciata dai famosi capitani del passato può garantire una sicura base sulla quale far crescere le proprie evoluzioni musicali, dall’altra si presenta il forte rischio di far apparire il lavoro un po’ scontato ad orecchie non particolarmente attente o pazienti.

 
Suonato ed interpretato al meglio il platter presenta il suo vero tallone d’Achille nella produzione che risulta inaccettabile sulle tracce vocali, specialmente nei numerosi cori nei quali le sovra-incisioni vanificano il lavoro di Giovanni Venier dietro al microfono. Un vero peccato perché il disco è di buona fattura e ricco di passaggi musicalmente validi nei quali cavalcate, accelerazioni e break suggestivi ne garantiscono longevità d’ascolto. Il principale elogio che mi sento di fare a questi ragazzi è comunque quello di non essersi accontentati del compitino andando a ricercare l’originalità attraverso un songwriting di qualità che risulta vario ed originale. Non resta che confidare nella loro crescita.

Marco Ferrari

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