[Heavy Metal] Helstar – Glory Of Chaos (2010)

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http://www.helstar.com/http://www.afm-records.de/ Fra le innumerevoli reunion accadute negli ultimi anni, quella degli Helstar è sicuramente una delle più riuscite, in grado persino di strapparti un sorriso dalle labbra. Che poi i texani abbiano deciso di tornare insieme per pagare le bollette e racimolare qualche soldo in più non deve interessare; trattasi delle ovvie motivazioni che sottostanno



http://www.helstar.com/
http://www.afm-records.de/

Fra le innumerevoli reunion accadute negli ultimi anni, quella degli Helstar è sicuramente una delle più riuscite, in grado persino di strapparti un sorriso dalle labbra. Che poi i texani abbiano deciso di tornare insieme per pagare le bollette e racimolare qualche soldo in più non deve interessare; trattasi delle ovvie motivazioni che sottostanno alla maggior parte dei come back d’oggidì, alimentati anche dall’imperante senso di nostalgia che, spesso, fa preferire la musica di venti, trenta, quarant’anni fa a quella più recente (e a sentire quest’ultima se ne intuisce perfettamente il motivo).

Il punto è che molti di questi ritorni risultano patetici semplicemente per la scarsa qualità che le band sono in grado di offrire con le loro ultime pubblicazioni, risultando l’ombra di quello che furono un tempo. Con gli Helstar non accade nulla di tutto questo: loro suonano esattamente come negli anni Ottanta, avendo mantenuto un’invidiabile freschezza compositiva. Non c’è nessun elemento di novità nella loro musica, questo dev’esser chiaro. Ma chi li amava ai tempi di “Nosferatu” (1989) li amerà anche adesso.

“Glory Of Chaos” non fa altro che migliorare quanto espresso sul già ottimo “The King Of Hell” (2008), collocandosi fin dai primi ascolti fra i migliori lavori nella storia della band. Detto questo, descrivere le 10 tracce del disco è quasi inutile: tipico US power/speed metal al suo meglio, condotto dalla voce indemoniata di James Rivera (incredibile come la sua ugola non risenta del passare degli anni) e dalla coppia d’asce Barragan – Trevino, i quali sono ancora in grado di sparare riffoni che non si dimenticano facilmente. Il loro è un mondo ancora popolato da Agent Steel, Holy Terror, Metal Church, Vicious Rumors, Exciter, Anvil, Exodus e simili, tutti quanti colti nel loro periodo di massimo splendore. Fra gli episodi più riusciti, sono da citare almeno le violentissime e velocissime “Pandemonium” e “Alma Negra”, fra le loro canzoni più feroci di sempre, ai confini con il thrash propriamente detto. Ma anche la foga di “Bone Crusher” e “Dethtrap” (pezzi da headbanging immediato), la pesantezza di “Monarch Of Bloodshed” e “Angels Fall To Hell” (queste ultime due vera e propria summa del loro stile) e gli alleggerimenti melodici di “Trinity Of Heresy” meritano più di un apprezzamento. Vincente risulta anche la scelta di limitare il minutaggio di “Glory Of Chaos” a soli 44 minuti, durata pressoché ideale per un genere come il loro, evitando così di perdersi in una marea di filler, difetto sin troppo comune per molti colleghi.

Gli Helstar, inutile negarlo, non sono mai stati uno dei complessi più innovativi o geniali durante la propria epoca. Certo bravi, solidi e coinvolgenti, ma c’era chi eccelleva più di loro. Oggi però sono fra quelli invecchiati meglio. Anzi, non sono invecchiati affatto. Inossidabili.

Stefano Masnaghetti

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