[Heavy Metal] Helstar – The King Of Hell (2008)

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The King Of Hell – The Plague Called Man – Tormentor – When Empires Fall – Wicked Disposition – Caress Of The Dead – Pain Will Be Thy Name – In My Darkness  – The Garden Of Temptation http://www.heslstar.comhttp://www.afm-records.de Dopo tredici anni di (quasi tutto) silenzio se si escludono le solite raccolte, ritorna sugli scafali

The King Of Hell – The Plague Called Man – Tormentor – When Empires Fall – Wicked Disposition – Caress Of The Dead – Pain Will Be Thy Name – In My Darkness  – The Garden Of Temptation

http://www.heslstar.com
http://www.afm-records.de

Dopo tredici anni di (quasi tutto) silenzio se si escludono le solite raccolte, ritorna sugli scafali un disco targato Helstar, accompagnato dal più che giustificato dubbio: la reunion del 2006 avrà ridonato splendore alla stella offuscata dall’inesorabile passare degli anni? La risposta, forte e chiara come gli acuti di James Rivera, è affidata ai cinquanta minuti di “The King Of Hell” ed ai suoi  nove brani di incandescente ed ispirato speed metal.

Curiosi? Bene, non vi resta che fare vostro “The King Of Hell”, premere play sullo stereo e lasciarvi investire da un’adrenalinica scarica di sanissimo, quanto inatteso in termini qualitativi, metal anni ’80. La reunion sembra aver dato nuova linfa vitale allo stesso James Rivera il quale, messe da parte le sperimentazioni vocali degli anni ’90, torna a spingersi su tonalità impressionanti con la sua innata aggressività. La prestazione di Mr. Rivera non riesce però a far passare in secondo piano l’altro aspetto vincente del disco, la coppia d’asce Barragan – Trevino che da vita ad una serie di riff veramente invidiabili e che vengono supportati egregiamente da una sessione ritmica che non conosce cali di potenza.
L’album si presenta come un ben equilibrato mix delle caratteristiche di fondo del genere: è veloce, è epico, è aggressivo ed è decisamente al passo con i tempi in termini di produzione. I Nostri riescono così a dar vita a brani come la title track, “Tormentor” e “Wicked Disposition” che non sfigurano affianco ai classici della band, senza però dimenticare momenti più introspettivi ed emozionali come la profonda  “In My Darkness”.
All’interno delle nove tracce non si registrano particolari pause e tutte le qualità del lavoro fatto  vengono  accentuate dalla semplicità della proposta musicale a dimostrazione che, in campo metal, quando si è ispirati non ci si deve per forza arrovellare nella ricerca di chissà quali soluzioni innovative od iper-tecniche.

Un disco caldamente consigliato a tutti gli amanti del metallo, per un ritorno in grande stile a suggello una reunion che, per una volta, non è stata fatta a fini puramente commerciali.

Marco Ferrari

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