[Heavy Metal] Udo – Dominator (2009)

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  The Bogeyman – Dominator – Black and White – Infected – Heavy Metal Heaven – Doom Ride – Stillness Of Time – Devil’s Rendezvous – Pleasure In The Darkroom (Bonus Track – Digi Pak) – Speed Demon – Whispers In The Dark http://www.udo-online.de/http://www.afm-records.de/ Personanggi come Udo Dirkschneider possono essere considerati senza ombra di dubbio

 

The Bogeyman – Dominator – Black and White – Infected – Heavy Metal Heaven – Doom Ride – Stillness Of Time – Devil’s Rendezvous – Pleasure In The Darkroom (Bonus Track – Digi Pak) – Speed Demon – Whispers In The Dark

http://www.udo-online.de/
http://www.afm-records.de/

Personanggi come Udo Dirkschneider possono essere considerati senza ombra di dubbio come vere e proprie leggende nell’ambito della musica metal, al pari di artisti come Lemmy, Alice Cooper o Ronnie James Dio; questo piccolo cantante dalla voce gracchiante trincia orecchi può essere tranquillamente annoverato tra le icone di questo genere musicale. Con caparbietà e tenacia per oltre vent’anni Udo ha saputo portare avanti un discorso musicale coerente; partendo dal lontano 1979 con i suoi Accept, tra i capostipiti dello speed metal, poi con gli U.D.O è arrivato fino ai giorni nostri regalandoci dischi di ottima fattura, non da ultimo nel 2007 “Mastercutor”. Oggi si ripresenta al pubblico con il suo nuovo disco in studio dal titolo “Dominator”.

Un’intro di tastiere apre le danze a “The Bogeyman” che con il suo riff potente e quadrato è però ad anni luce di distanza a brani d’apertura con cavalcate veloci: penso ad “Animal House” o per restare più vicini al presente a “Mastecutor”, il ritornello epico è sorretto da un coro, bello il bridge melodico che apre all’assolo. La titletrack “Dominator” si presenta invece come un pezzo più veloce nella ritmica dove nella strofa ricorda un po’ i Judas Priest, stacchi potenti nel bridge e acuti di Udo, tutto sfocia in un ritornello easy che bilancia melodia e potenza. La successiva “Black and White” si apre con un muro di riff, nella strofa la voce di Udo si alterna alle schitarrate di Kaufmann, canzone che sicuramente prenderà molto dal vivo grazie anche al suo ritornello tipico da arena.
Il disco comunque stenta a decollare, bisogna aspettare “Infected”, singolo apripista, che risulta essere un brano bello tirato che ricorda i tempi di “Breaker”, con chitarre sparate e un ritornello assassino dalla melodia orecchiabile che si pianta in testa come una scure. La voce di Udo non perde un colpo: bello il finale con l’assolo che duetta con la voce. Sicuramente uno dei pezzi, fino a questo momento, più convincente.

La batteria introduce invece la successiva “Heavy Metal Heaven” un mid tempo dal ritornello melodico e francamente un po’ banale, che ricorda molto da vicino le sonorità dell’album “Man and Machine”. Brano da cantare abbracciato con gli amici al pub col boccale di birra quasi finito in mano. “Doom ride” è un altro mid tempo potente ma non dice granché e passa senza lasciare il segno. La prima semi-ballad del disco introdotta dal piano è “Stillness of time”: si respira un po’ di aria anni ottanta e ci si ricorda degli Scorpions: il riff è un classico da ballata metal ma manca quel qualcosa che renda questo pezzo un classico. Da Holy in poi, in ogni disco di Udo c’era un brano che usciva un po’ dalle fila dell’heavy classico: penso a brani come “Cut me out” o “Trainride In Russia”, in questo caso abbiamo la blueseggiante “Devil’s Randezvous” che però non tiene il confronto con le canzoni prima citate, divertente ma alla lunga annoia.
Stupenda e sparata a mille è “Speed Demon”, il brano non lascia un attimo di respiro con il suo ritornello accattivante e un assolo veloce, melodico che t’inchioda alle cuffie.
Conclude il disco la riflessiva “Whispers In The Dark” che ricorda per le atmosfere, con i dovuti riguardi, l’intramontabile “In the Darkness”, piano e voce sono protagoniste di un pezzo che potrà anche sembrare pacchiano ma che centra il bersaglio con un giusto equilibrio tra potenza e melodia.

Avviso ai naviganti: “Dominator” non è un brutto disco ma sinceramente non fa neanche gridare al miracolo, chi ha tutto di Udo comunque lo acquisterà, gli altri che conoscono poco questo ‘nano malefico’ del metal, puntate su “Animal House”, “Faceless World”, “Holy” o perché no “Mastercutor” per godere davvero appieno di quello che gli UDO possono regalare.

Renato Ferreri

 

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