[Heavy/Power Metal] Avantasia – The Scarecrow (2008)

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Twisted Mind (Sammet, Khan (vocals), Paeth (lead guitar)) – The Scarecrow (Sammet, Lande (vocals), Paeth (lead guitars)) – Shelter From The Rain (Kiske, Catley, Sammet (vocals), Richter, Hansen (lead guitars)) – Carry Me Over (Sammet (vocals), Sascha Paeth (lead guitar)) – What Kind Of Love (Somerville, Kiske, Sammet (vocals)) – Another Angel Down (Lande, Sammet

Twisted Mind (Sammet, Khan (vocals), Paeth (lead guitar)) – The Scarecrow (Sammet, Lande (vocals), Paeth (lead guitars)) – Shelter From The Rain (Kiske, Catley, Sammet (vocals), Richter, Hansen (lead guitars)) – Carry Me Over (Sammet (vocals), Sascha Paeth (lead guitar)) – What Kind Of Love (Somerville, Kiske, Sammet (vocals)) – Another Angel Down (Lande, Sammet (vocals), Paeth, Richter (lead guitars)) – The Toy Master (Alice Cooper, Sammet (vocals), Paeth, Richter (lead guitars)) – Devil In The Belfry (Lande, Sammet (vocals), Richter (lead guitars)) – Cry Just A Little (Sammet, Catley (vocals), Paeth (lead guitars)) – I Don’t Believe In Your Love (Hartmann, Sammet (vocals), Schenker (lead guitar)) – Lost In Space (Sammet (vocals))

http://www.tobiassammet.com/
http://www.nuclearblast.de/

Parte forte il terzo capitolo di una delle saghe moderne più amate del power metal. I primi tre pezzi (anche quattro via, se consideriamo la tamarra e commercialotta “Carry Me Over”) scorrono che è un piacere, la prova di Kiske su “Shelter From The Rain” riporta con la mente indietro di troppi anni, l’opener ha un chorus da stadio irresistibile e la titletrack è forse troppo lunga ma comunque coinvolgente con il suo piglio decisamente folk. Da qui in poi però ci si perde un po’ troppo facilmente in ballatone, brani anche tirati ma poco convincenti e in una chiusura di disco con la scontata e banalotta “Lost In Space” che lascia un po’ d’amaro in bocca.

Intendiamoci, il disco è godibile ed è l’ennesima riprova del talento di Tobias Sammett, mente, interprete e reclutatore (buon reclutatore diciamo, visto che passano da queste parti anche Alice Cooper e Rudolph Schenker, mica pizza e fichi, ndr) di un progetto invidiabile. Tuttavia il fatto di essersi spostati su lidi più hard rock oriented e aver allargato il raggio compositivo, non ha esattamente giovato a “The Scarecrow”: disco più che sufficiente, ma non la folgorazione mistica che molti s’aspettavano dopo l’ottima part II di qualche anno fa.

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