[Industrial] Einstürzende Neubauten – Jewels (2008)

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[Industrial] Einstürzende Neubauten – The Jewels (2008) Ich Komme Davon – Mei Ro – 26 Riesen – Hawcubite – Die Libellen – Jeder Satz Mit Ihr Hallt Nach – Epharisto – Robert Fuzzo – Magyar Energia – Vicky – Ansonsten Dostoyesvky – Die Ebenen ( Werden Nicht Vermischt) – Am I Only Jesus? – Bleib

[Industrial] Einstürzende Neubauten – The Jewels (2008)

Ich Komme Davon – Mei Ro – 26 Riesen – Hawcubite – Die Libellen – Jeder Satz Mit Ihr Hallt
Nach – Epharisto – Robert Fuzzo – Magyar Energia – Vicky – Ansonsten Dostoyesvky – Die Ebenen ( Werden Nicht Vermischt) – Am I Only Jesus? – Bleib – I Kissed Glenn Gould

http://www.neubauten.org

A pochi mesi dall’uscita di “Alles Wieder Offen”, quasi inaspettatamente gli Einstürzende Neubauten pubblicano un nuovo album di materiale inedito, sempre tramite la loro etichetta personale Potomak: i gioielli di cui si parla nel titolo altro non sono che 15 piccole miniature sonore composte durante le registrazioni di Alles, per la realizzazione delle quali è stato utilizzato un “sistema di navigazione” organizzato in base a delle carte ideate dal gruppo stesso, tramite le quali venivano definiti i parametri da seguire per la stesura delle canzoni. Un metodo che può ricordare le “strategie oblique” messe in atto da Brian Eno, oppure l’I – Ching di John Cage, od ancora la stocastica di Iannis Xenakis.

Curiosità a parte, quello che conta sottolineare in questa sede è la riuscita dell’operazione: senza nulla togliere al valore artistico dei dischi post “Tabula Rasa”, è però necessario rilevare la straordinaria freschezza e la paradossale spontaneità dei brani che compongono “The Jewels”; in poco più di 40 minuti la band di Blixa Bargeld opera una sintesi fra la ricercatezza formale delle ultime opere targate EN e l’incisività degli esordi.
Per molti versi, i timbri di song quali “Mei Ro” o “Magyar Energia” ricordano vecchi capolavori come “Kollaps” o “Fuenf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala”, spogliati però della loro componente più selvaggia e iconoclasta, riletti tramite una visione ancor più essenziale e minimalista della musica. Il canto di Blixa non è mai stato così equilibrato e composto; la consueta strumentazione eterodossa del complesso è utilizzata con parsimonia e chiarezza, e ogni singolo suono emerge netto e squillante; c’è forse meno demonismo gotico, meno furia “primitivista”, ma la cifra stilistica degli Einstürzende Neubauten è sempre unica e riconoscibilissima. Anzi, proprio grazie ad un ennesimo cambio di prospettive, ulteriori particolari del sound dei Berlinesi vengono sottolineati e salvati dall’oblio. La cosa che stupisce di più è la capacità dei Nostri di confezionare un lavoro così ispirato dopo quasi trent’anni di carriera, impresa che riesce solo ai grandi. Insomma, un’altra gran bella sorpresa per tutti i loro fan.

S.M.

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