KMFDM – WTF?!

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Chi s’imbattesse per caso nell’ultimo disco di KMFDM, e non sapesse nulla riguardo al passato della band, penserebbe probabilmente di stare ascoltando l’opera di un epigono di Nine Inch Nails, Ministry, persino Rammstein, con in più un tocco di big beat, techno ed EBM spinta a manetta, il tutto fuori tempo massimo. La realtà è

Chi s’imbattesse per caso nell’ultimo disco di KMFDM, e non sapesse nulla riguardo al passato della band, penserebbe probabilmente di stare ascoltando l’opera di un epigono di Nine Inch Nails, Ministry, persino Rammstein, con in più un tocco di big beat, techno ed EBM spinta a manetta, il tutto fuori tempo massimo.

La realtà è che si tratta esattamente del contrario. Il gruppo teutonico, guidato fin dagli albori dal fondatore Sascha Konietzko, tutti i nomi sopracitati li ha influenzati, dato che KMFDM sono in giro dal 1984, e molte delle derivazioni metallico – industrialoidi che si son udite dai Novanta in avanti devono parte del loro fascino proprio agli esperimenti sonori di Sascha e accoliti.

WTF?!” è il diciassettesimo studio album del complesso, e come la maggior parte degli ultimi lavori adotta la titolazione a cinque caratteri, dichiarando anche tramite tale stratagemma una chiara continuità col (glorioso) passato della formazione. Per il resto le novità sono del tutto assenti (si pretendeva, dopo 27 anni d’attività, pure una virata verso chissà quali nuovi lidi sonori?). Ecco spiegata l’introduzione. Tuttavia il cd è inconfutabilmente bello e ben realizzato. Tutto è al posto giusto, sin dal singolo d’apertura “Krank”, mix di vocalità Reznoriana ed effettistica techno – rave selvaggia, che innalza l’adrenalina al giusto livello per un’emissione del genere. E si prosegue così, sbalzati di volta in volta dall’industrial corrosivo e saettante riff esacerbati di episodi quali “Lynchmob” e “Come On-Go Off” (cfr. l’incipit a metà strada fra Rammstein e Marilyn Manson), alle atmosfere quasi ballabili di brani come “Take It Like A Man” e “Dystopia”, in cui è la vocalist Lucia Cifarelli ad essere protagonista assoluta. Menzione speciale anche per il romanticismo nero e assassino di “Panzerfaust” (a dispetto del titolo cantata interamente in italiano!) e la foga protestataria del cyberpunk di “Rebels In Kontrol”, che ribadisce l’impegno sociale che da sempre ha contraddistinto KMFDM, mentre a “Spectre” è affidato il compito di ricollegarsi al primo industrial Sheffieldiano e all’EBM degli albori.

Vent’anni fa “WTF?!” sarebbe stato accolto con un boato, oggi evidentemente no. Ma questo non toglie la concreta realtà di avere a che fare con un disco solido e grondante passione, quella stessa che KMFDM non hanno mai perso in lustri e lustri di attività e che permette loro di sfornare ancor oggi pubblicazioni di alto livello. A conti fatti, e parlandone in retrospettiva, una band che non ha mai raccolto quanto avrebbe effettivamente meritato.

Stefano Masnaghetti

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