Leprous – Bilateral

Leprous Bilateral Recensione /5
Nonostante le apparenze, i Leprous non sono un gruppo demenziale. Anzi. Sono serissimi. Il loro metallo progressivo è moderno, duro, nervoso, peso e totalmente privo di fronzoli e assoletti manfruiti. L’influenza più evidente di questi Norvegesi sono sicuramente i Pain Of Salvation, ben mescolati assieme alla lezione di tanti altri maestri, vecchi e nuovi, come

Nonostante le apparenze, i Leprous non sono un gruppo demenziale. Anzi. Sono serissimi. Il loro metallo progressivo è moderno, duro, nervoso, peso e totalmente privo di fronzoli e assoletti manfruiti.

L’influenza più evidente di questi Norvegesi sono sicuramente i Pain Of Salvation, ben mescolati assieme alla lezione di tanti altri maestri, vecchi e nuovi, come Pure Reason Revolution, Opeth, Mars Volta, Sleepytime Gorilla Museum e pure Korn e Depeche Mode, tutto ben miscelato e sapientemente dosato assieme a un pizzico di avantgarde e abilmente distribuito fra le 10 tracce di “Bilateral“, così da garantire sempre sia un certo grado di effetto sorpresa sia di donare una personalità precisa ad ognuno dei brani. Ovviamente il sound dei Nostri non si ferma al mero collage di soluzioni altrui, tutte le influenze, anche le più evidenti, sono perfettamente amalgamate e filtrate attraverso la personalità dei Leprous. I risultati sono spesso impensati, basti pensare a “Mediocrity City“, dove atmosfere quasi pinkfkoydiane si sposano a una prima strofa in stile Samael che evolve in un passaggio fra il funk e l’atmosferico che finisce in braccio ai Faith No More e poi… poi scopritelo da voi.

“Bilateral”, rispetto ai lavori scorsi dei Leprous, è più complesso e stratificato, meno diretto, forse meno aggressivo ma decisamente più interessante e intrigante. In definitiva è tanta roba. Fra le uscite migliori del genere da un po’ di tempo a questa parte.

Stefano Di Noi

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