Mastodon – Once More ‘Round The Sun

Mastodon Once More Round The Sun 3/5
"Once More 'Round The Sun" dimostra per l'ennesima volta che i georgiani sono fra gli artefici più creativi del metal contemporaneo, ma allo stesso tempo non sa decidersi se proseguire nella direzione di un sound completamente diretto e lineare oppure arretrare verso i bizantinismi del passato.

Troy Sanders ha dichiarato che “Once More ‘Round The Sun” è la naturale continuazione del precedente “The Hunter” (2011), disco che ebbe il merito (secondo altri il difetto…) di lanciare il nome dei Mastodon all’interno del giro che conta, inteso ovviamente in termini di vendite e popolarità. È indubbio che ci siano dei punti di contatto tra i due album, in primis il sempre più accentuato gusto per la melodia a presa rapida; ma dopo un paio di ascolti le differenze paiono quasi più marcate delle affinità, e a soccombere è piuttosto l’ultima uscita. Il sesto full – length della band di Atlanta è già stato lodato dalla quasi totalità della critica di settore, eppure non si può tacere del suo carattere di opera irrisolta.

Piuttosto che optare per una semplificazione tout court delle sue composizioni, il quartetto ha preferito riprendere alcune soluzioni più intricate del passato, in particolare gli spunti math/progressive di “Blood Mountain” (2006) e gli squarci lisergici di “Crack The Skye” (2009). Quel che ne è uscito non sembra privo di sbavature, anzi ha un carattere ondivago che finisce per penalizzare le più belle intuizioni contenute nelle 11 tracce di “Once More ‘Round The Sun”. Ecco perché stiamo parlando di musica interessante, ma non sempre a fuoco. In altri termini, non ci capisce bene dove i Nostri vogliano andare a parare. In 54 minuti di suono c’è davvero di tutto, dall’hard rock echeggiante southern e virato stoner che aveva segnato il predecessore al recupero di tempi intricati e riff cervellotici che caratterizzavano la Montagna del Sangue. Tutto il cd è fratturato da questo dissidio stilistico, e praticamente nessun brano ne è esente: ad esempio il singolo, “High Road“, viene introdotto da un riffone sludge/stoner, ma poi si perde nel ritornello ultra melodico e in strutture eccessivamente arzigogolate che lo fanno somigliare a una versione depotenziata di “Curl Of The Burl“. Ci sono poi i consueti omaggi al metal classico, specie nel riffing di “Ember City” e “Chimes At Midnight“, Maiden-iane sino al midollo (l’ultimo, addirittura, pare rubato da “Powerslave“, anche se poi vien fatto decantare in un contesto smaccatamente psichedelico), e gli ancor più insistiti richiami all’hard anni Settanta. Quando invece si opta per un recupero dell’aggressività degli esordi, come accade a tratti in “Aunt Lisa“, ci s’imbatte all’improvviso in uno dei cori più tamarri che i Mastodon abbiano mai ideato (l’effetto, tuttavia, è piuttosto divertente).

Il giudizio finale è giocoforza influenzato da questo oscillare continuo fra poli opposti, che permette l’affiorare di pochi momenti realmente memorabili (il ritornello di “Asleep In The Deep” è tra questi). “Once More ‘Round The Sun” dimostra per l’ennesima volta che i georgiani sono fra gli artefici più creativi del metal contemporaneo, ma allo stesso tempo non sa decidersi se proseguire nella direzione di un sound completamente diretto e lineare oppure arretrare verso i bizantinismi del passato. Alcuni lo potrebbero trovare bello proprio per questo.


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