[Melodic Death Metal] Arch Enemy – Rise Of The Tyrant (2007)

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Blood On Your Hands – The Last Enemy – I Will Live Again – In This Shallow Grave – Revolution Begins – Rise Of The Tyrant – The Day You Died – Intermezzo Liberte – Night Falls Fast – The Great Darkness – Vultures http://www.archenemy.nethttp://www.centurymedia.com/ Ritorna puntuale la macchina svedese di death metal melodico capitanata


Blood On Your Hands – The Last Enemy – I Will Live Again – In This Shallow Grave – Revolution Begins – Rise Of The Tyrant – The Day You Died – Intermezzo Liberte – Night Falls Fast – The Great Darkness – Vultures

http://www.archenemy.net
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Ritorna puntuale la macchina svedese di death metal melodico capitanata dal chitarrista Michael Ammot. La proposta musicale non è cambiata: heavy metal estremo suonato da chi sotto sotto è un grande fan dell’heavy classico e dell’hard rock. Le undici canzoni della nuova uscita offrono quindi una vasta gamma di riff aggressivi, doppiacassa schiacciasassi e le ormai note urla delle cantante Angela Gossow (‘The Last Enemy’ è un esempio perfetto). Le differenze rispetto agli ultimi Anthems For Rebellion (2003) e Doomsday Machine (2005) sono oggettivamente minime e forse più riconoscibili dai fans. A questo giro sono sparite le voci pulite, c’è qualche effetto di meno sulle vocals di Angela, il disco è più veloce e diretto e ha delle parti soliste di chitarra più marcatamente melodiche. Qualche piccola variazione rispetto alla cascata di riff affilati è data dalla simpatica intro elettronica di ‘I Will Live Again’, i cori da chiesa di ‘The Great Darkness’ e la canzone più catchy ‘Revolution Begins’.

Gli Arch Enemy rimangono però sempre lì, non si muovono di una virgola: hanno raggiunto il punto di equilibrio in cima ai giovani della scena metal, i dischi sono confezionati in maniera curata ma non c’è niente che faccia gridare al miracolo o che si sollevi dalla media. Insomma: doppiacassa a manetta, la tipa che urla e poi arriva l’assolo melodico, x 11. Uao. A essere cattivi è già stato detto tutto con Wages Of Sin (2001), il primo disco con Angela, tutto il resto sono leggere variazioni sul tema. Il problema degli Arch Enemy, ma comune a molte band, è il fatto di non riuscire a salire oltre un certo livello. Sono strumentisti sopra la media, hanno l’esperienza e una bionda che urla. Eppure non viene mai fuori un classico, i dischi sembrano fatti con lo stampino e loro stanno sempre a suonare nei soliti locali e a metà dei festival. I problemi della band sono molteplici: da una parte non riescono mai ad avere appeal su di un pubblico più ampio (vedi la mancanza di pezzi davvero memorabili), dall’altro non riescono mai ad essere visti come dei leader dal pubblico metal nella sua totalità, e questo principalmente per la presenza di Angela (per qualcuno la marcia in più, per altri buona solo a coprire di ridicolo la band). Quindi? Gli svedesi rimangono sempre lì a sguazzare comodi nella loro nicchia. Difetto di coraggio e creatività o pregio di costanza e determinazione verso il proprio stile?

M.B.

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