[Metal] High On Fire – Death Is This Communion (2007)

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Fury Whip – Waste Of Tiamat – Death Is This Communion – Khanrad’s Wall – Turk – Headhunter – Rumors Of War – Dii – Cyclopian Scape – Ethereal – Return To Nod www.highonfire.netwww.relapse.com Ho riflettuto molto sull’etichetta d’affibbiare al nuovo High On Fire: ma più ci pensavo più mi convincevo che “metal” era l’unica

Fury Whip – Waste Of Tiamat – Death Is This Communion – Khanrad’s Wall – Turk – Headhunter – Rumors Of War – Dii – Cyclopian Scape – Ethereal – Return To Nod

www.highonfire.net
www.relapse.com

Ho riflettuto molto sull’etichetta d’affibbiare al nuovo High On Fire: ma più ci pensavo più mi convincevo che “metal” era l’unica possibile, una sola parola in grado di condensare tutto quel che si trova all’interno del loro disco più maturo. Sì, metal: quello più sporco e abrasivo, quello che trova nei Motorhead, nei primi Iron Maiden e negli Slayer i suoi punti di partenza, ma non si accontenta di una loro rilettura meramente calligrafica, bensì sceglie di andare oltre, di non dimenticare del tutto gli esordi stoner (cfr. la lisergica “Khanrad’s Wall” e certi rallentamenti della title – track), quelli di “The Art Of Self Defense” e della band madre di Matt Pike, i mai troppo compianti Sleep.

Eppure in “Death Is This Communion” c’è l’essenza di quello che è il vero, genuino “nuovo” metal del terzo Millennio: l’anthem spaccaossa e dal riff che ti si pianta in testa fin dal primo ascolto (Fury Whip); il pugno allo stomaco di “Turk”, un ibrido tra il groove dei Kyuss e la velocità del primo thrash; il latrato roco della bellissima “Waste Of Tiamat”, nella quale la voce di Matt è quasi identica a quella di Lemmy, e questo è un complimento. La sezione ritmica è pesante, satura e non da tregua un secondo, gli assoli della sei corde sono stridenti e lacerano i timpani, l’atmosfera complessiva è da sparatoria all’O.K. Corral, da resa dei conti finale e definitiva.

Non sono il primo a dirlo, ma il parallelismo tra l’evoluzione dei Mastodon e quella degli High On Fire è, ancora una volta, palese: se i primi sono partiti dal postcore per approdare al metal epico di “Leviathan” e di “Blood Mountain”, i secondi hanno abbandonato i lidi più propriamente doom – stoner della loro genesi, anch’essi per indirizzarsi verso qualcosa di più diretto e furente, meno astratto e più concreto. Quello che più conta, entrambi hanno centrato l’obiettivo.

S.M.

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