[Metal] Swashbuckle – Back To The Noose (2009)

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  Hoist The Mainsail – Scurvy Back – Back To The Noose – Cloudy With A Chance Of Piracy – We Sunk Our Battleship – Rounds Of Rum – Carnivale Boat Ride – Rime Of The Haggard Mariner – Cruise Ship Terror – No Prey No Pay – La Leyenda – Splash-n-Thrash – The Grog

 

Hoist The Mainsail – Scurvy Back – Back To The Noose – Cloudy With A Chance Of Piracy – We Sunk Our Battleship – Rounds Of Rum – Carnivale Boat Ride – Rime Of The Haggard Mariner – Cruise Ship Terror – No Prey No Pay – La Leyenda – Splash-n-Thrash – The Grog Box – The Tradewinds – Attack – Peg-leg Stomp – Whirlpit – All Seemed Fine Until – IT CAME FROM THE DEEP! – Shipwrecked – Sharkbait

http://www.myspace.com/swashbuckle
http://www.nuclearblast.de

Breve introduzione per chi non avesse mai sentito parlare di questo trio del New Jersey: dopo aver conquistato notorietà grazie alla vittoria nel concorso indetto dalla Nuclear Blast, gli Swashbuckle hanno ottenuto un contratto con la label tedesca, che ha provveduto a produrre il loro secondo lp.

Ad un primo impatto si rimane sicuramente divertiti dal prodotto in questione: brani veloci, casinisti e ignoranti al massimo, ideali per l’esecuzione in sede live (meglio se con alcool a fiumi a disposizione) si alternano a intermezzi di chiara matrice piratesca, con tanto di commenti di vecchi lupi di mare e musichette caraibiche.
Già dal secondo ascolto però si prenderà a sbadigliare qualche volta di troppo: gli intermezzi dapprima curiosi e “folkloristici” inizieranno a stufare, soprattutto a causa della loro presenza fin troppo inflazionata, e i brani “veri” meritevoli di attenzione alla prova del nove risulteranno davvero pochi, a detta di chi scrive concentrati nelle prime due tracce.

Purtroppo gli Swashbuckle, al di là delle sonorità abbastanza varie (stacchi moderni con tanto di breakdown, cori da birreria, ritmi death e riff impazziti da mosh violento) sono fondamentalmente una band pirate metal, con tutti i limiti che ne conseguono. E a dirla tutta non sono nemmeno i primi a cimentarsi con tale tematica, un certo gruppo teutonico (in via di pensionamento) di nome Running Wild ha già percorso simili strade.
Se capiterà di trovarli a qualche festival estivo (di sicuro la loro vera dimensione) non mancheremo di buttarci in mezzo al pogo, ma ciò non toglie che questa “Back To The Noose” sia un’uscita marginale: più concretezza e meno stacchetti da concept avrebbero giovato enormemente.

Nicolò Barovier

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