[Metalcore] Shai Hulud – Misantrophy Pure (2008)

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  Venomspreader – The Creation Ruin – Misanthropy Pure – We Who Finish Last – Chorus Of The Dissimilar – In The Mind And Marrow – To Bear The Brunt Of Many Blades – Four Earths – Set Your Body Ablaze – Be Winged – Cold Lord Quietus http://www.myspace.com/profoundhatredhttp://www.metalblade.com/ Accogliamo con gioia e gaudio il

 

Venomspreader – The Creation Ruin – Misanthropy Pure – We Who Finish Last – Chorus Of The Dissimilar – In The Mind And Marrow – To Bear The Brunt Of Many Blades – Four Earths – Set Your Body Ablaze – Be Winged – Cold Lord Quietus

http://www.myspace.com/profoundhatred
http://www.metalblade.com/

Accogliamo con gioia e gaudio il ritorno, dopo cinque anni, degli hardcorer newyorkesi Shai Hulud: la band che, più di tutte, nella scena incarna il detto “seminare tanto e raccogliere pochissimo”. “Misantrophy pure”, la prima fatica per Metal Blade, non lascerà delusi né i fan più accaniti, che conoscono la discografia della band a menadito, né i “novizi”, che idolatrano i figliocci di questo combo (esempio? As I Lay Dying e Misery Signals), che potrebbero trovare negli Shai Hulud una nuova band da seguire e supportare.

Il nuovo cantante, l’italo-americano Matt Mazzali, si comporta in maniera ottima (presentandosi con un cantato che, pur non essendo particolarmente personale, è molto potente), in cabina di regia troviamo ancora Matt Fox e Matthew Fletcher. Questo “Misantrophy pure” è, di fatto, un riassunto di quanto fatto dalla band negli album precedenti: tanti intrecci di chitarra, parti pesantissime e sabbathiane alternate ad altre velocissime (vedi la opener “Venomspreader”) e, soprattutto, una miriade di cambi di tempo, grazie ai quali il termine “progressive” per questo disco non è per niente fuori luogo. Ad amalgamare il tutto, quella manciata di tracks (un esempio è la title track, che ricorda moltissimo le atmosfere di “Hearts Once Nourished..”) che sono tranquillamente accostabili ai brani storici della band.

Questo sarà, per loro, un disco di mestiere e il primo della loro decennale carriera nel quale non reinventano il genere, ma si “limitano” ad autocitare i due capolavori fatti in passato: resta il fatto che basta una sola traccia di questo “Misantrophy pure” per spazzare via intere discografie di band metalcore tanto fumo e niente arrosto, emergenti e, soprattutto, famose e sulla bocca di tutti (meglio non far nomi). Se non è classe, questa…

N.L.

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