[Metalcore] Trivium – Ascendancy (2005)

 /5
End Of Everything, The – Rain – Pull Harder On The Strings Of Your Martyr – Drowned And Torn Asunder – Ascendancy – Gunshot To The Head Of Trepidation, A – Like Light To The Flies – Dying In Your Arms – Deceived, The – Suffocating Sight – Departure – Declaration http://www.trivium.orghttp://www.roadrunnerrecords.it I Trivium sono

End Of Everything, The – Rain – Pull Harder On The Strings Of Your Martyr – Drowned And Torn Asunder – Ascendancy – Gunshot To The Head Of Trepidation, A – Like Light To The Flies – Dying In Your Arms – Deceived, The – Suffocating Sight – Departure – Declaration

http://www.trivium.org
http://www.roadrunnerrecords.it

I Trivium sono stati una delle sorprese del 2005: un gruppo di giovanissimi (l’età dei quattro membri è compresa tra i 19 e i 23 anni) che ha pubblicato un disco interessante, ma non per questo esente da difetti. Prima di tutto: quali sono le influenze del quartetto provenienti dalla Florida? Si sente che questi ragazzi hanno ascoltato moltissimo metallo degli anni che furono, partendo dai Maiden e arrivando ai più recenti Pantera. Oltre, ovviamente, all’intero movimento death svedese, capitanato da band come At the Gates e primi In Flames/Dark Tranquillity, che ha fatto scuola e figli.
Ma torniamo all’album. I Trivium picchiano duro, niente da dire. Una sezione ritmica ottima (Travis Smith alla batteria e Paolo Gregoletto al basso) che tiene in piedi due chitarre (Matt Heafy e Corey Beauleu) che alternano senza problemi ritmiche tipicamente thrash ad assoli di maideniana memoria. Come ciliegina sulla torta, l’alternanza di parti vocali pulite con screaming tipici del metalcore, movimento che oggi, soprattutto negli Stati Uniti, è seguito da un gran numero di persone.
Ottime premesse, supportate anche da un aiuto mediatico da parte della Roadrunner Records senza precedenti, ma onestamente non realizzate al punto di pubblicare un disco della madonna: niente da dire, ai primi ascolti questo “Ascendancy” è molto valido, ma, come detto prima, con un grosso punto negativo. Il difetto in questione è la melodia, che potrebbe essere l’asso nella manica ma è spesso forzata e messa là senza senso, seguendo una struttura (strofa cattiva, ritornello melodico) che si ripete per il grosso delle canzoni. La cosa fa riflettere, perché l’album parte benissimo, con l’accoppiata Rain/Pull Harder, due canzoni che rimarranno sicuramente dei classici della band. Il resto del disco invece ha spunti interessanti, ovviamente, ma si perdono nel mare di piattume e di ritornelli melodici che c’entrano poco con il resto della canzone. Un platter che ai primi ascolti è molto bello, ovvio, ma che alla lunga porta ad ascoltare solamente due tre canzoni. Aspettiamoli al varco del terzo lavoro che, secondo alcune interviste rilasciate di recente, darà ampio spazio alla melodia. Potrà venire fuori un gran disco come una grandissima delusione.

Special Thanx to Nicola Lucchetta

Condividi.