[Metalcore/Sludge] Raging Speedhorn – Before The Sea Was Built (2007)

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Everything Changes – Before The Sea Was Built – Dignity Stripper – Mishima – The Last Comet From Nothingness – Born To Twist The Knife – Who Will Guard The Guards – Too Drunk To Give A Fuck – Sound Of Waves – Jump Ship www.ragingspeedhorn.co.ukwww.spv.de Qualche hanno fa avrei indicato proprio i Raging Speedhorn


Everything Changes – Before The Sea Was Built – Dignity Stripper – Mishima – The Last Comet From Nothingness – Born To Twist The Knife – Who Will Guard The Guards – Too Drunk To Give A Fuck – Sound Of Waves – Jump Ship

www.ragingspeedhorn.co.uk
www.spv.de

Qualche hanno fa avrei indicato proprio i Raging Speedhorn tra i nomi più interessanti per lo sviluppo del metal estremo nel terzo Millennio: "We Will Be Dead Tomorrow" rimane un capolavoro di sludge – core, in grado di fondere in una sola colata di catrame i riff dei Black Sabbath e gli scatti epilettici dell'hardcore più selvaggio. Poi, dopo un album più incerto come "How The Great Have Fallen", arriviamo a questo "Before The Sea Was Built". Che delude su tutta la linea, e mostra i Britannici in piena crisi compositiva.

A partire dalla durata (28 miseri minuti, e a questo punto sarebbe più giusto considerarlo un mini), e proseguendo con il contenuto, l'amaro in bocca aumenta ascolto dopo ascolto. Le influenze più propriamente sludge e doom sono andate quasi tutte a farsi benedire, rimpiazzate da un banale riffing metalcore di ultima generazione (avete capito bene, roba tipo As I Lay Dying e Shadows Fall, per citare solo i più noti), naturalmente appesantito rispetto agli originali: resta il fatto che le nuove canzoni non mordono, non hanno tiro e si perdono in un mare di luoghi comuni. Anche il nuovo cantante, Bloody Kev, non convince affatto, intento com'è a emulare gli "emo screamer" più a la page di oggi. Alcuni brani buoni si trovano ancora: "Who Will Guard The Guards" si avvicina ai fasti del passato, ma accanto a poche scelte azzeccate balzano alle orecchie cadute di tono francamente imbarazzanti; è il caso di "The Last Comet From Nothingness", dalle armonizzazioni maideniane (ma più che gli Iron vengono alla mente i Trivium!), oppure della pessima imitazione dei gloriosi Breach nella traccia d'apertura.

Si potrebbero citare casi singoli ancora a lungo, ma il succo del discorso è questo: la forza dei Raging Speedhorn si basava sulla dicotomia tra parti lente e soffocanti contrapposte alle detonazioni di ultravelocità HC / crust. Ora che il primo termine manca quasi completamente ed il dualismo è rotto, quel che rimane è solo noia e irritazione. Dimenticatevi quello che hanno composto in passato, questo disco è semplicemente inutile e da evitare accuratamente.

S.M.

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