Mike Patton The Solitude Of Prime Numbers

2/5
Tra Mike Patton e l’Italia c’è amore, questo è risaputo. Un amore nato da una relazione sentimentale, sfociato poi nell’ammirazione per la cultura e l’arte che questo paese ha saputo – e sa – produrre. Il cantante californiano leader dei Faith No More e di numerosi altri gruppi si era già cimentato con la musica

Tra Mike Patton e l’Italia c’è amore, questo è risaputo. Un amore nato da una relazione sentimentale, sfociato poi nell’ammirazione per la cultura e l’arte che questo paese ha saputo – e sa – produrre. Il cantante californiano leader dei Faith No More e di numerosi altri gruppi si era già cimentato con la musica italiana nella produzione, tra 2009 e 2010 del progetto Mondo Cane, nel quale aveva raccolto i maggiori successi italiani degli anni ’60, accompagnato da un’orchestra di tutto rispetto (in cui figurano, tra gli altri, Roy Paci e il tastierista Enri Zavalloni).

A quanto pare il primo tentativo è stato di suo gradimento, e quindi ecco tornare Patton sulle scene italiane con la colonna sonora del film di Saverio Costanzo (e del libro di Paolo Giordano), La solitudine dei numeri primi. Questo album (intitolato in inglese, The solitude of prime numbers) è costituito da sedici tracce strumentali, senz’altro eredi musicalmente di quei Fantômas in cui Mike ha militato per diversi anni. I brani, tutti abbastanza brevi, presentano toni scuri e opachi, lasciando poco spazio a qualche forma di orecchiabilità. Certamente in parte per esigenze di genere, ma anche – e soprattutto – per rispecchiarsi nel  lavoro a cui si ispira, questo non punta a essere un album che coinvolge e sorprende al primo ascolto.

Come scelta tematica, i brani sono stati inseriti seguendo l’ordine crescente dei numeri primi, dal 2 al 53 quindi. Si elevano tra questi certamente la tenebrosa e tonante Radius of convergence, la mediana The snow angel, la più toccante dell’intero lavoro, e la finale Weight of consequence. Non certamente uno di quei lavori da incorniciare nella discografia per limiti di genere e apprezzamento che verrà da parte del pubblico, ma un onesto e soddisfacente tributo ad un gran lavoro prodotto nel nostro Paese, da parte di un grande artista.

Andrea Suverato

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