[Modern Metal] God Forbid – Earthsblood (2009)

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  The Discovery – The Rain – Empire Of The Gun – War Of Attrition – The New Clear – Shallow  – Walk Alone – Bat The Angels – Earthsblood – Gaia (The Vultures) http://www.godforbid1.com/http://www.centurymedia.com/ Ci sono gruppi che fondano un genere e da lì in poi vivono di “rendita” per anni. Ci sono gruppi

 

The Discovery – The Rain – Empire Of The Gun – War Of Attrition – The New Clear – Shallow  – Walk Alone – Bat The Angels – Earthsblood – Gaia (The Vultures)

http://www.godforbid1.com/
http://www.centurymedia.com/

Ci sono gruppi che fondano un genere e da lì in poi vivono di “rendita” per anni. Ci sono gruppi che, pur non essendo dei precursori, in breve tempo salgono la china e diventano un punto fisso per anni a venire. Ci sono gruppi che seguono il trend del momento e che, pur producendo album apprezzabili, finiscono ben presto nel dimenticatoio. Ci sono infine quei gruppi che emergono dal calderone da cui sono partiti, che col tempo riescono a farsi strada fra le mille proposte concorrenti, fino a diventare una band da tenere d’occhio per quanto riguarda il futuro.
I God Forbid ricadono in quest’ultimo raggruppamento.
Dopo un avvio di carriera promettente, nel 2005 hanno sfornato un lavoro più che buono (il concept “IV: Constitution Of Treason”), che ha idealmente posto le basi per la completa maturità musicale, giunta con questa quinta release.

“Earthsblood” è figlio della cosiddetta “New Wave Of American Heavy Metal”, ma al contempo è molto di più: è un ascolto che difficilmente verrà a noia. Inizialmente potrà disorientare per la molteplicità di generi e di strutture presenti in ogni brano (cosa rara negli ultimi tempi), ma se si avrà la pazienza di moltiplicare gli ascolti si verrà costantemente premiati con qualcosa che prima non si aveva afferrato o percepito.
Thrash, Death, Hardcore, parti melodiche o strumentali…niente sembra al di fuori della portata del quintetto e, cosa più importante di tutte, nessun pezzo è buttato lì a caso o sviluppato male. Dalle ritmiche coinvolgenti delle chitarre alla versatilità del vocalist Byron Davis (una prova davvero convincente la sua) si ha l’impressione che ogni traccia abbia ricevuto tutte le attenzioni possibili per rendere al meglio.

Ci sono album che diventano subito dei classici. Ci sono album che vendono milioni di copie pur non avendo contenuti così buoni da giustificarne il successo. Ci sono album che nascono e rimangono validi nel tempo, indipendentemente da quanto venderanno poi.
“Earthblood” ricade in quest’ultimo raggruppamento.
Un platter stimolante e impegnativo (sebbene non immediato), che cresce ad ogni nuovo giro del lettore. Complimenti ai cinque ragazzoni del New Jersey, con l’auspicio che si possa fare ancora meglio.

Nicolò Barovier

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