[Modern Metal] Gojira – The Way Of All Flesh (2008)

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Oroborus – Toxic Garbage Island – A Sight To Behold – Yama’s Messengers – The Silver Cord – All The Tears – Adoration For None – The Art Of Dying – Esoteric Surgery – Vacuity – Wolf Down The Earth – The Way Of All Flesh Sito Ufficiale della bandPagina MySpaceEtichetta discografica Dodici anni di

Oroborus – Toxic Garbage Island – A Sight To Behold – Yama’s Messengers – The Silver Cord – All The Tears – Adoration For None – The Art Of Dying – Esoteric Surgery – Vacuity – Wolf Down The Earth – The Way Of All Flesh

Sito Ufficiale della band
Pagina MySpace
Etichetta discografica

Dodici anni di carriera sono tanti. Si tratta di un tempo nel quale si ha la possibilità di fare parecchia esperienza, di assimilare influssi tra i più disparati, di limare e far progredire il proprio suono. Se tutto questo viene affrontato con serietà e voglia d’imparare, in qualche caso c’è la possibilità di assistere all’avanzata di una formazione in grado di portare una ventata d’aria fresca nell’ipersaturo panorama metal mondiale.

I Gojira sono stati in grado di sobbarcarsi tutto questo lavoro. Non si sono scoraggiati quando, al di fuori della Francia, erano dei perfetti sconosciuti (cioè fino alla pubblicazione, avvenuta nel 2005, di “From Mars To Sirius”, loro terzo full – length); adesso se ne escono con questo “The Way Of All Flesh”, uno straordinario concentrato di tutto quanto hanno appreso nel corso della loro lunga gavetta, un disco dotato di un’incredibile “potenza di fuoco”, lunghissimo (75 minuti di durata), eppure in grado di non annoiare quasi mai. Va qui sottolineato che anche la produzione, precisa e priva di sbavature, ha giocato un ruolo non indifferente nella riuscita finale dell’opera (come rimarcato dal cantante e chitarrista Joe Duplantier in sede d’intervista).

Con “The Way Of All Flesh” i Gojira mettono finalmente in chiaro che non possono essere assolutamente gettati nel calderone del moderno metalcore, come spesso è stato fatto in passato. Meno che mai essere considerati alla stessa stregua dell’ennesimo gruppo di ragazzini intenti a mischiare malamente assalti HC e mielose melodie. No, qui si sta parlando di ben altro: in dodici tracce il quartetto transalpino mette a fuoco una visione a tutto tondo del metal contemporaneo, nella quale le componenti death, thrash, heavy e core collidono le une con le altre, vivificate da una sensibilità “progressive” che, anch’essa, figura tra i tanti talenti che questi ragazzi posseggono. Questo succede in “Toxic Garbage”, quattro folgoranti minuti in cui i ritmi dei Meshuggah vengono riletti attraverso il death metal; nell’opener “Oroborus”, che ricorda molto da vicino quanto fatto dagli ultimi Mastodon, scream di Joe compreso. L’apice del disco risiede, probabilmente, nel maelstrom sonico di “The Art Of Dying”: come far coesistere in un singolo brano la paranoia dei Neurosis e la magniloquenza dei Morbid Angel, risultando perfettamente credibili. “Vacuity”, invece, rapisce per il suo incedere lento e cadenzato, degno di un pezzo doom, non fosse per la rapidissima accelerazione in blast – beat che spezza la marcia e colpisce duro, come un pugno nello stomaco.

Non credo servano molte altre parole: “The Way Of All Flesh” è uno degli appuntamenti imperdibili per ogni amante della musica pesante fatta con chitarra, basso e batteria. I Gojira sono la dimostrazione vivente che è ancora possibile affrontare un genere ormai “tradizionale” in modo convincente ed emozionante.

Stefano Masnaghetti

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