[Nu Metal] Korn – III Remember Who You Are (2010)

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http://www.korn.com/http://www.roadrunnerrecords.it/ La presenza di Ross Robinson in cabina di regia, produttore dei primi due storici album della band di Bakersfield, e di una teenager che ricorda la bambina protagonista della copertina di “Korn” ci aveva fatto ben sperare per questo “III: Remember Who You Are”. Aggiungete gli annunci trionfali dello stesso Robinson via Twitter e



http://www.korn.com/
http://www.roadrunnerrecords.it/

La presenza di Ross Robinson in cabina di regia, produttore dei primi due storici album della band di Bakersfield, e di una teenager che ricorda la bambina protagonista della copertina di “Korn” ci aveva fatto ben sperare per questo “III: Remember Who You Are”. Aggiungete gli annunci trionfali dello stesso Robinson via Twitter e l’aspettarsi un gran disco dai padri del nu metal è più che lecito.

Il risultato? Non un completo disastro, ma parlare di delusione è fin troppo riduttivo. L’unica cosa sicura di quanto detto negli ultimi mesi è il tanto strombazzato ritorno al passato. Le atmosfere sono quelle di “Korn” e “Life is peachy”: spazio alle chitarre ribassate, i ritmi incalzanti, Fieldy slappa come ai vecchi tempi e Jonathan Davis ritorna con il cantato schizofrenico che lo ha portato dritto dritto nelle vette della musica alternativa anni Novanta. Fino a qua le belle notizie, per il resto “Korn III: Remember Who You Are” cade nella scontata trappola dell’autocitazionismo e della banalità. Ben poco si salva e neanche Ray Luzier, entrato in pianta stabile nella band al posto di Dave Silveria, riesce a tenere in piedi la baracca di una band che ormai si può bollare come finita.

Un ruffiano ritorno al passato che spazza via le sperimentazioni degli ultimi due dischi, “See you on the other side” e “Untitled”, ma che risulta comunque una release qualitativamente in linea con quanto prodotto nell’ultimo lustro. In poche parole: la qualità di singoli brani (“Right now”) o di interi dischi (“Issues”) restano ancora un traguardo lungo e difficile da raggiungere per una band che, negli anni Zero, ha azzeccato solamente una buona parte di “Untouchables” e qualche canzone sparsa.

Nicola Lucchetta

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