[Nu Metal] One Way Mirror – One Way Mirror (2008)

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  Destination Device – As You Are Now – ReDream – Danger Calling – Empty Spaces – Deprived Of Connection – Keeping Me Away – Sockracer – 21st Century – Relax (Cover) – Liberation http://www.one-waymirror.com/http://www.metalblade.com/ Una vera sorpresa i francesi One Way Mirror: non li avessi visti di supporto ai Soilwork lo scorso 30 novembre

 

Destination Device – As You Are Now – ReDream – Danger Calling – Empty Spaces – Deprived Of Connection – Keeping Me Away – Sockracer – 21st Century – Relax (Cover) – Liberation

http://www.one-waymirror.com/
http://www.metalblade.com/

Una vera sorpresa i francesi One Way Mirror: non li avessi visti di supporto ai Soilwork lo scorso 30 novembre mi sarei perso una delle proposte più interessanti targate 2008.
Questo combo, probabilmente sconosciuto ai più, in realtà vanta membri che proprio anonimi non sono, in quanto tutti provenienti e militanti in band tuttora sulla piazza: il batterista Dirk Verbeuren (Soilwork), il vocalist Guillaume Bideau (Mnemic), i fratelli David e Franck Potvin (Lyzanxia, Phaze I) e il bassista Loic Colin (Scarve, Watcha).
Ogni elemento del quintetto ha portato in dote al nuovo progetto le influenze del gruppo in cui ha suonato, e il risultato è dei più intriganti; dovendo definire infatti il genere dei OWM si dovrebbe obbligatoriamente citare il thrash, l’industrial, il nu metal anni 2000 e il melodic death metal scandinavo, in aggiunta a varie contaminazioni minori.
Il prodotto finale è un album tirato e aggressivo, che cambia le carte in tavola quando arriva il momento dei ritornelli, quasi rock; qui la voce però, al contrario del cantato pulito metalcore tanto amato/odiato, rimane sempre grezza, sporca e bastarda.

L’opener “Destination Device” e la successiva “As You Are Now” presentano una panoramica di quella che è l’eterogeneità di stili presenti nelle 11 traccie, vocals a volte filtrate stile Fear Factory/Marylin Manson, riff violenti, parti elettroniche, batteria e basso sempre costanti nel contribuire a un solido groove; tra i due brani più schiacciasassi di tutti, ovvero “Danger Calling” e “Deprived Of Connection” è incastrata la melodica e rockeggiante “Empy Spaces”, che non sfigurerebbe come singolo radiofonico.
Una simile varietà, ben bilanciata, mai noiosa e in grado di soddisfare più palati è un vero toccasana per una scena che non ha più niente da offrire, traboccante di gruppi clone che possono vantare dalla loro solamente un’ottima (ma non sufficiente) produzione.
Per quanto riguarda il sottoscritto, questo debutto va dritto nella classifica di fine anno, con l’augurio che gli impegni con le rispettive band madri non impediscano ai Nostri il proseguimento di questo interessante progetto.

Nicolò Barovier

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