[Nu-Metal] Taster’s Choice – Rebirth (2009)

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  Make Your Game – Wallblast – Our Symphony – Soundrack Of a Violence – Enjoy The Noise – Shiny Tears – Bang Bang – Box Of Illusion – Superstition – The Rebirth – The Rebirth 0 http://www.tasterschoice.net/http://www.bagana.net/ I livornesi Taster’s Choice, attivi dal 1999, dopo la pubblicazione del loro primo lavoro nel 2005 “Shining”,

 

Make Your Game – Wallblast – Our Symphony – Soundrack Of a Violence – Enjoy The Noise – Shiny Tears – Bang Bang – Box Of Illusion – Superstition – The Rebirth – The Rebirth 0

http://www.tasterschoice.net/
http://www.bagana.net/

I livornesi Taster’s Choice, attivi dal 1999, dopo la pubblicazione del loro primo lavoro nel 2005 “Shining”, escono sul mercato con il nuovo “Rebirth”. Il lavoro si snoda attraverso undici tracce che ricordano in alcuni punti molto da vicino gli ultimi lavori degli In Flames, a partire da “Reroute to remain” in poi, per intenderci, dove in un suond dirompente vengono mixati insieme pesanti riff di chitarra, voce growl/pulita e ritornelli melodici infarciti di percussioni ed elettronica.

La band toscana non inventa nulla di nuovo, sia chiaro, riesce però comunque a confezionare brani decisamente accattivanti e convincenti, sorretti da una produzione davvero impeccabile. Degne di nota sono per esempio “Our Symphony” dove un solo vocale all’inizio da via a quattro minuti di devastazione totale o “Soundtrack of a violence” che si apre all’insegna dell’eletronica per perdersi tra chitarra e percussioni. Notevole è anche“Enjoy the noise”, “Bang Bang” con il suo ritornello malato e “Box of  Illusion” che ricorda molto da vicino, almeno nel ritornello i già citati In Flames.
Nella devastazione più totale c’è anche posto per la cover di Stevie Wonder “Superstition”, un episodio divertente tradotta nel linguaggio dei Taster’s Choice.
Chiudono l’album due ballate, la prima “The Rebirth” più classica, chitarra acustica e voce, mentre la seconda, “The Rebirth O”, più sperimentale ed eclettica è un po’ il sunto di quanto si è ascoltato fino ad adesso e pone fine degnamente all’album.

Consiglio questo disco a tutti quei metallari di “larghe vedute” (ce ne sono ce ne sono…) che ogni tanto tra una birra e l’altra possono fondersi le orecchie con qualcosa di diverso.

Renato Ferreri

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