Overkill – White Devil Armory

overkill-white-devil-armory-recensione 4/5
La gagliardia di Bobby Blitz e soci non è diminuita di un'oncia: si percepisce il loro rinnovato entusiasmo pure fra le pareti di uno studio.

L’ultimo lustro ha visto la completa rinascita artistica degli Overkill. Beninteso, in sala di registrazione, perché dal vivo sono sempre stati una macchina da guerra. “Ironbound” del 2010 non aveva nulla da invidiare ai loro migliori capitoli usciti a cavallo tra anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, “The Electric Age”, di due anni successivo, riusciva quasi a farci il paio, seppur con qualche lieve calo qua e là. “White Devil Armory” è un ulteriore passettino indietro ma si sta comunque parlando di una tripletta favolosa, d’altri tempi; roba che se questi dischi fossero stati pubblicati negli anni giusti, forse la band del New Jersey avrebbe goduto di altra fama.

Descrivere l’album in ogni sua più piccola minuzia non ha molto senso, anche perché, come d’altronde è giusto che sia, il quintetto non ha modificato di una virgola il proprio stile. E oggi come oggi è forse il miglior act nel proporre sano ed incontaminato thrash metal vecchia scuola. In “White Devil Armory” c’è tutto quanto può far felice i fan della wrecking crew, a partire da una produzione perfetta, soprattutto per quanto riguarda la batteria (peraltro Ron Lipnicki è in gran splovero); si passa dalla furia a rotta di collo di “Armorist” e “Where There’s Smoke…” alle strutture più complesse e asfissianti di “Bitter Pill” (l’intro oscuro, arpeggiato e semi acustico fa molto 1989 o giù di lì), né mancano i chorus memorabili di “Down To The Bone” e “King Of The Rat Bastards”. Rispetto ai due predecessori i soli di chitarra non hanno la stessa qualità, alcuni filler di troppo impediscono al lavoro di decollare del tutto, e la conclusiva, stranamente epica “In The Name” è l’unico, minuscolo esperimento non del tutto riuscito. E manca una nuova “The Green And Black”. Ma la gagliardia di Bobby Blitz e soci non è diminuita di un’oncia, oltre a devastare i palchi del mondo intero si percepisce il loro rinnovato entusiasmo pure fra le pareti di uno studio.

Non resta che aspettarli in quel di Trezzo sull’Adda il prossimo 4 novembre, oppure rosicare amaramente nel caso non si riuscisse ad essere presenti…


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