Periphery II This Time Is Personal

3.5/5
Non siamo ancora al momento del botto ma c’è da sperare che manchi davvero poco.

Secondo full length per i Periphery. Già con il primo album si intuiva la presenza di terreno fertile da coltivare, nonostante  l’evidente immaturità della formazione proveniente dal Maryland.  Il cantante Spencer Sotelo, che all’epoca era il nuovo entrato nel gruppo, ha assunto un ruolo sempre più importante fino a diventare un elemento di riferimento. “II This Time Is Personal” rappresenta un punto di equilibrio tra virtuosismi strumentali e melodie catchy dal primo ascolto. Se nella maggior parte dei casi, o per i puristi,  questa commistione  potrebbe rappresentare un punto a sfavore della band statunitense, ad un ascolto più obiettivo si rivela la sua formula vincente (con tanto di inserimenti elettronici, come la favolosa  strumentale “Epoch”).

Nonostante abbiano virato verso lidi più easy listening, non si può affermare che il gruppo di Bethesda abbia dimenticato da dove arriva: “Luck as Constant” è suddivisa in due parti, la prima più tecnica e la seconda più commerciale,  è l’ideale fase transizione che segna il cambiamento che hanno intrapreso i Periphery. Da segnalare anche “Erised” che, oltre ad essere il brano più calmo melodicamente parlando, ospita il gran John Petrucci dei Dream Theater. II dura in totale poco meno di 70 minuti, che scorrono veloce senza mai annoiare. L’episodio più debole dell’intero lotto è, paradossalmente, il primo singolo estratto “Make Total Destroy”. Che, se strumentalmente fa la sua degna figura, nel contesto del disco è fuorviante, dato che sembra essere rimasta fermo ai tempi dell’esordio.
Non siamo ancora al momento del botto ma c’è da sperare che manchi davvero poco, ché i ragazzi hanno fegato da vendere e attributi per mettersi in gioco.

Claudia Falzone


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