Pestilence – Doctrine

Pestilence Doctrine /5
Il nuovo album degli olandesi Pestilence è una sorta di concept sulle storture e sulle aberrazioni di politica e, soprattutto, religione, e non a caso l’intro da canto gregoriano si trasforma in urlo blasfemo. Due facce della stessa medaglia, e i Nostri ci avevano già abituato in passato a simili tematiche, vedi “Malleus Maleficarum” (1988)

Il nuovo album degli olandesi Pestilence è una sorta di concept sulle storture e sulle aberrazioni di politica e, soprattutto, religione, e non a caso l’intro da canto gregoriano si trasforma in urlo blasfemo. Due facce della stessa medaglia, e i Nostri ci avevano già abituato in passato a simili tematiche, vedi “Malleus Maleficarum” (1988) e il capolavoro “Testimony Of The Ancients” (1991).

Il tutto potrebbe risultare anche intrigante, purtroppo la musica continua ad essere mediocre se paragonata a quella che la band sapeva creare nel suo periodo d’oro. Tuttavia dei miglioramenti rispetto al precedente, e deludente, “Resurrection Macabre” (2009) si fanno comunque apprezzare. Se quello era uno sciapo rimestamento del primo periodo del gruppo, con moltissimi riferimenti al death di scuola floridiana, il nuovo “Doctrine” almeno si sforza di trovare qualche soluzione più personale e meno scontata. Niente a che vedere con il visionario “Spheres” (1993), per chi scrive l’apice assoluto dei Pestilence nonché opera ancora in parte incompresa; tuttavia il qui presente lavoro torna a mostrare brani più interessanti, non solo brutte copie dei Morbid Angel dei primi quattro dischi (ma quest’influenza è ancora presente, basti sentire l’inizio di “Amgod”). Il basso di Thesseling è più incisivo ed è lasciato libero di disegnare traiettorie oblique, ricordando a volte i Voivod (Dissolve) a volte gli Atheist (Absolution), e le chitarre di Mameli e Uterwijk tornano ad imbastire riff lividi e malati in quella prospettiva più tagliente e meno ‘sporca’ che fu caratteristica precipua dei loro anni migliori. Anche gli assoli sono spesso di buona fattura (ancora “Absolution”), e l’ugola di Mameli pare rinfrancata nel growl.

Certo i problemi restano. A parte poche altre canzoni oltre a quelle già citate, il grosso del cd non dimostra un alto grado d’ispirazione e spesso il complesso si rifugia nei cliché del genere; e questo, per chi ha fatto dell’innovazione e della creatività il proprio punto di forza, non è un gran segno. “Doctrine”, comunque, non merita assolutamente una bocciatura senza appello come fu per “Resurrection Macabre”. Si pensava, a sentire quest’ultimo, che la reunion dei Pestilence non potesse portare nulla di buono. Al contrario, si tratta forse di essere un po’ pazienti, e chissà che già dal prossimo album il quartetto non torni a stupire e deliziare.

Stefano Masnaghetti

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