Phil Anselmo Walk Through Exits Only

Phil-Anselmo-Walk-Through-Exits-Only-recensione 3.5/5
So di essere in minoranza, ma non posso farci nulla: a me Phil Anselmo è sempre stato sul cazzo. Non tanto per aver distrutto i Pantera o per aver ridotto nel corso degli anni la sua voce ad un latrato. Piuttosto per il ‘carisma’ che molti gli appioppano, quando a me è sempre sembrato un

So di essere in minoranza, ma non posso farci nulla: a me Phil Anselmo è sempre stato sul cazzo. Non tanto per aver distrutto i Pantera o per aver ridotto nel corso degli anni la sua voce ad un latrato. Piuttosto per il ‘carisma’ che molti gli appioppano, quando a me è sempre sembrato un coglione assoluto. Basta vedere una qualsiasi intervista su Youtube per chiedersi se sia vivo o un pupazzo pieno di metadone. Rispetto massimo, comunque, per essere stato uno dei frontman più travolgenti del metal anni ’90, spesso copiato ma mai superato, e per aver comunque segnato una generazione.

Da notare come, pur tra gli alti e bassi artistici e fisici, Phil abbia sempre messo la musica davanti a tutto: Pantera, Down, Superjoint Ritual, Eyehategod, Necrophagia…e ora solista con gli Illegals. Non si può dire che abbia tenuto le mani in mano. Il disco dal bellissimo titolo “Walk Through Exits Only” sembrava solo una scusa per andare in tour, risuonare i pezzi dei Pantera per tirar su due lire. E invece. Phil si conferma sincero estimatore dell’estremo e se la esce con un lavoro davvero granitico, rumoroso, chiassoso. Groove azzerato  e pugni in faccia a colpi di batteria perforante e un muro di chitarre.

Non è esattamente quello che ci si aspettava da lui, qua si va sullo sludge, Pig Destroyer e cose simili. E’ un tipo di musica pesante che non si sentiva da un po’ e, non per scomodare paragoni importanti, può lasciare spiazzati come fece all’epoca The Great Southern Trendkill. In un periodo in cui anche la musica estrema finisce per essere troppo ‘precisa’ e impacchettata, Walk Through Exits Only è un reminder di come ci si possa sentire ancora a disagio e ritrovarsi col mal di testa (un buon mal di testa) dopo aver ascoltato un disco. Non rimarrà negli annali ma è un sincero ringhio rabbioso di un genere che stava prendendo decisamente troppa polvere.

Marco Brambilla

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