[Post metal/Avanguardia] Orthrelm – Ov (2005)

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Ov http://www.millionraces.com/orthrelm.htmhttp://www.ipecac.com/ Sono un duo, chitarra e batteria. Un'unica traccia di 45 minuti, interamente strumentale. Un assolo ripetuto per tutta la durata del pezzo a velocità folle, il quale però è soggetto a continue mutazioni di timbro, ritmo e struttura, supportato dalla suddetta batteria lanciata in contorsioni math – rock inumane. Dal canto suo la

Ov

http://www.millionraces.com/orthrelm.htm
http://www.ipecac.com/

Sono un duo, chitarra e batteria. Un'unica traccia di 45 minuti, interamente strumentale. Un assolo ripetuto per tutta la durata del pezzo a velocità folle, il quale però è soggetto a continue mutazioni di timbro, ritmo e struttura, supportato dalla suddetta batteria lanciata in contorsioni math – rock inumane. Dal canto suo la chitarra non poteva suonare più metallica e urticante di così, tutta protesa in stilettate che fanno male alle orecchie. Praticamente la lezione del minimalismo di Terry Riley, Philip Glass, Steve Reich, ecc. (ma anche dei Velvet Underground di "Sister Ray") trasposta nel metal e nel grind. Suona come una versione più dura e progressiva dei primi Oneida, quelli di "Sheet Of Easter", ma lo si potrebbe vedere anche come gli Sleep di "Jerusalem" suonati a 300 all'ora, quindi come una traslazione dello stoner – doom più lento e magmatico in un contesto affine al postcore più visionario ed al già menzionato grindcore. Sulla carta potrebbe sembrare troppo ambizioso e folle per esser stato soltanto concepito, ma ad ascoltarlo non si crede alle nostre orecchie: in tre quarti d'ora l'attenzione non cala mai, il disco non annoia mai, anzi si resta incollati allo stereo emozionati ed ammirati per la bravura e la maniacale precisione che gli Orthrelm riescono a dimostrare in questo estenuante tour de force: mai una caduta di tono, mai una sbavatura. Sicuramente l'opera più innovativa dell'anno appena trascorso, ed una delle più estreme: tant'è vero che si potrebbe scomporre l'intero brano in mille piccoli frammenti, ognuno dei quali manterrebbe una ricchezza d'idee e di spunti impressionante. Senza giraci più intorno: un capolavoro, uno dei pochi dischi usciti negli ultimi anni che meritano in tutto e per tutto tale appellativo. L'unica controindicazione: se non siete avvezzi alla pura sperimentazione e ad estremismi vari, "Ov" potrebbe anche sembrarvi una presa in giro (ma fidatevi, non è così: se c'è un disco veramente necessario uscito di recente è proprio questo). Per chi invece è alla ricerca dell'innovazione musicale senza compromessi, si tratta di un ascolto più che obbligatorio. In una parola: magico!

S.M.

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