[Post Punk/No Wave] Zola Jesus – The Spoils (2009)

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Six Feet (From My Baby) – Crowns – Sinfonia And The Shrew – Sink The Dynasty – Devil Take You – Lullaby In Tongues – Smirenye – Clay Bodies – In Hiding – In Hiding From The Crow – Tell It To The Willow http://www.myspace.com/zolajesuswww.sacredbonesrecords.com Sulle pagine di Outune ci eravamo già occupati di Zola

Six Feet (From My Baby) – Crowns – Sinfonia And The Shrew – Sink The Dynasty – Devil Take You – Lullaby In Tongues – Smirenye – Clay Bodies – In Hiding – In Hiding From The Crow – Tell It To The Willow

http://www.myspace.com/zolajesus
www.sacredbonesrecords.com

Sulle pagine di Outune ci eravamo già occupati di Zola Jesus in una pillola, in occasione dell’uscita del cd – r “New Amsterdam”, avvenuta qualche mese fa. Che la ragazza avesse talento era sempre stato chiaro, anche alla luce di ottimi 7” come “Soeur Sewer” e “Poor Son”. Mancava solo la consacrazione definitiva. È arrivata con questo “The Spoils”, suo primo album ufficiale, che rappresenta un notevole affinamento dello stile e delle capacità vocali di Nika.

Chi conosce già la cantante statunitense non si stupirà affatto del nuovo disco. Le coordinate sonore sono sempre le stesse, sfruttate però in modo più ‘maturo’. Ancora una volta a farla da padrone sono gli ultimi, corrotti bagliori della no wave e del post punk, riletti in chiave rigorosamente lo – fi e ulteriormente anneriti da rimasugli gotici (c’è chi lo chiama lo – fi goth). Una drum – machine essenziale indica il ritmo al fragore delle distorsioni di tastiere balbuzienti e synth deragliati che ripetono ossessivamente pochi, fondamentali accordi. Oltre a questo, solo il canto di Zola, libero di vagare nel buio intermittente della notte di qualche periferia suburbana.

Proprio la sua voce segna il progresso maggiore rispetto ai predecessori di “The Spoils”: non più solo Lydia Lunch del nuovo Millennio, ma anche Lisa Gerrard strappata dal sogno senza tempo dei Dead Can Dance e brutalizzata negli incubi post – post industriali di “Sinfonia And The Shrew” e “Lullaby In Tongues”, Siouxsie Sioux in combutta con i Suicide in “Sink The Dynasty”, e tanto altro ancora. Fra le poche voci femminili in grado, oggi, di far davvero la differenza. Lirica e torbida allo stesso tempo. Lontana e aliena in “Tell It To The Willow” (ancora i Suicide, questa volta riletti dai Factums, non a caso compagni d’etichetta della Jesus), calda e partecipe nel synth – folk post atomico di “Six Feet (From My Baby)”, ferma e decisa nel clangore meccanico di “Crowns”, sensuale nel battito lento di “Devil Take You”, malinconica e sofferta nella quasi lou reediana “Clay Bodies”, con tanto di pianoforte in sottofondo.

Dieci brani e soli 33 minuti di durata che convincono dall’inizio alla fine, per un viaggio tra i più sinceri nella ‘metà oscura’ della mente, fra angosce represse e senso di abbandono. Il 2009 dà il benvenuto ad una nuova protagonista della musica creativa, in grado di esprimere tutta se stessa con pochi e intelligenti mezzi.

Stefano Masnaghetti

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