[Power Metal] Almah – Fragile Equality (2008)

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  Birds of Prey – Beyond Tomorrow – Magic Flame – All I Am – You ll Understand – Invisible Cage – Fragile Equality – Torn – Shade of My Soul – Meaningless World Sito ufficiale della bandEtichetta discografica Sembra che al cantante degli Angra, Edu Falaschi, la recessione che grava sul mondo del power

 

Birds of Prey – Beyond Tomorrow – Magic Flame – All I Am – You ll Understand – Invisible Cage – Fragile Equality – Torn – Shade of My Soul – Meaningless World

Sito ufficiale della band
Etichetta discografica

Sembra che al cantante degli Angra, Edu Falaschi, la recessione che grava sul mondo del power metal interessi poco o nulla. Lo avevamo lasciato alle prese con un debutto solista che diceva, in modo confuso e sconclusionato, più di quello che avrebbe dovuto dire, lo ritroviamo con idee un po’ più chiare e convinto che la strada giusta sia quella economicamente meno redditizia: altro flashback helloweeniano di una serie infinita?
Fragile Equality è un disco che va immediatamente associato al power metal di matrice finnica, non tedesca, né brasiliana, Stratovarius, Sonata Arctica e Nightwish su tutti, una convenzione ultra-stantia che se offerta con cognizione di causa può ancora suscitare entusiasmo.

E’ il caso di brani quali Birds Of Prey, Beyond Tomorrow e Meaningless World, lontanissimi da ogni chiarore primaverile ma dalle sinfonie avvincenti, giocate sulla stratificazione delle chitarre elettriche (Barbosa & Schroeber) e sulla preponderanza delle tastiere suonate dallo stesso Falaschi, impegnato nelle molteplici fasi inerenti la realizzazione del disco.
Lungi dalla profondità o dall’erudizione stilistica insomma, Fragile Equality sfrutta una procedura ormai antiquata e annovera diverse folate orchestrali modello Nightwish, pallino di Edu Falaschi. L’unica eccezione è rappresentata da Invisibile Cage, reminiscenza tribale dei suoi Angra che ha il suo punto forte nel coro e nell’intro acustica.

Prodotto discretamente bene da Felipe Andreoli (Angra), il nuovo solista del vocalist brasiliano (intervista) è senz’altro un buon palliativo in attesa delle imminenti uscite dei capisaldi. Intuitivo e scorrevole come si richiede, oggi, dall’ennesimo disco di un genere che ha detto e scritto tutto o quasi. Avanti così.

Gaetano Loffredo

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