[Power Metal] Masterplan – Time To Be King (2010)

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www.master-plan.netwww.afm-records.de Si era creata molta attesa attorno al quarto album dei Masterplan, melodic power metal band nata quasi dieci anni orsono quale ‘spin off’ degli Helloween, anche se oggi è rimasto il solo Roland Grapow a rappresentare l’eredità delle ‘zucche’. L’attesa era comunque dovuta al ritorno dell’ugola d’oro di Jorn Lande: il cantante norvegese aveva


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Si era creata molta attesa attorno al quarto album dei Masterplan, melodic power metal band nata quasi dieci anni orsono quale ‘spin off’ degli Helloween, anche se oggi è rimasto il solo Roland Grapow a rappresentare l’eredità delle ‘zucche’. L’attesa era comunque dovuta al ritorno dell’ugola d’oro di Jorn Lande: il cantante norvegese aveva infatti contribuito a rendere interessante l’omonimo debutto dei Masterplan, e la sua assenza nel precedente “MK II” si era fatta sentire. Dotato di un timbro incomparabile, Lande è, in effetti, uno degli ultimi grandi singer hard’n’heavy di stampo classico usciti allo scoperto negli ultimi vent’anni, in grado di spaziare dall’hard rock all’heavy metal al power al progressive con la massima nonchalance; la sua prova su “Burn The Sun” degli Ark è annoverabili fra le più grandi di sempre in ambito metal. Insomma, ancor prima della sua uscita “Time To Be King” era indicato da molti come un possibile capolavoro.

Purtroppo così non è stato. Il nuovo Masterplan è semplicemente un buon disco di moderno power metal melodico, in linea con tutto quello che il complesso euroamericano ha fatto sino ad ora. Dato il calibro dei musicisti impegnati (Jorn e Roland a parte, la formazione comprende Jan S. Eckert al basso, Axel Mackenrott alle tastiere e Mike Terrana alla batteria) non stiamo certo parlando di un brutto lavoro, anzi. “Time To Be King” è formalmente perfetto, racchiudendo in sé tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un’opera del genere. Power cristallino, quindi, pesantemente influenzato dal metal classico e irrobustito da folate di hard rock vero e proprio. Un ambiente sonoro nel quale il cantante scandinavo si muove a proprio agio, e infatti la sua prova è, ancora una volta, impeccabile. Dal canto loro, gli altri quattro tessono dieci brani di buona fattura, che toccano gran parte del mondo metallico, quello nostalgico delle ‘vecchie maniere’: classiche ‘cavalcate’ sinfoniche (“Fiddle Of Time”, “Blue Europa”, “Far From The End Of The World”), ‘rocciosi’ mid tempo (“Blow Your Winds”, “The Black One”, “The Dark Road”), atmosfere ‘epiche’ (la title track), episodi melodici e ‘romantici’ (la semi ballad “Under The Moon”). Ottimi gli assoli di Grapow, buoni gli ornati delle tastiere, precisa la prova di Terrana dietro le pelli.

Il problema è che i Masterplan non hanno osato proprio nulla, limitandosi a rielaborare quello che c’era sui dischi precedenti, e neppure in maniera troppo fantasiosa. Probabilmente c’è anche un eccesso di tempi medi, ma non è questo il punto. Un conto è continuare a perseguire un certo stile, un altro è adagiarvisi mollemente; questo è quello che hanno fatto, e il risultato è un album ‘medio’, troppo scontato per il potenziale del complesso. Se poi aggiungete a tutto ciò il fatto che i ritornelli non siano così azzeccati come quelli dell’esordio, avrete il quadro di un’opera al di sotto delle aspettative. Chi apprezza il power in tutte le sue declinazioni, probabilmente non farà fatica a far girare “Time To Be King” nel proprio stereo (ma non credo che i passaggi saranno così numerosi). Basta che non si aspetti un nuovo “Nightfall In Middle Earth”, oppure un nuovo “Land Of The Free”, o un nuovo “Keeper”…ma neppure il miglior disco dei Masterplan, perché quello rimane ancora il primo.

Stefano Masnaghetti 

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