[Power Metal] Rage – Strings To A Web (2010)

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http://www.rage-on.de/http://www.nuclearblast.de/ Nell’anno del loro 25° anniversario tornano i Rage, uno dei gruppi più produttivi del panorama heavy/power, con il loro ventesimo disco in studio. Un album dalle sonorità molto simili a quelle del precedente “Carved In Stone”, release molto più heavy e d’impatto rispetto alle soluzioni intricate e sinfoniche a cui ci avevano abituato Peavy


http://www.rage-on.de/
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Nell’anno del loro 25° anniversario tornano i Rage, uno dei gruppi più produttivi del panorama heavy/power, con il loro ventesimo disco in studio. Un album dalle sonorità molto simili a quelle del precedente “Carved In Stone”, release molto più heavy e d’impatto rispetto alle soluzioni intricate e sinfoniche a cui ci avevano abituato Peavy Wagner e soci nei loro ultimi lavori. L’opener “The Edge Of Darkness” è indicativa di quello che sarà il trend di buona parte dell’opera: ritmiche serrate e incisive e una melodia che cattura già al primo ascolto, il tutto accompagnato dall’inconfondibile voce di Peavy. Le tre tracce successive si assestano sullo stile del brano di apertura, e tra queste non si può non citare “The Beggar’s Last Dime”, uno dei brani migliori dell’intero platter.

I successivi cinque episodi fanno parte di una suite orchestrale, di quelle tanto care ai Rage, intitolata “Empty Hollow”, e definita dalla band stessa il “main work” del disco. Venti minuti di orchestrazioni e melodie classiche suonate dall’ormai celeberrima Lingua Mortis Ochestra, inframmezzati da stacchi di furia heavy metal, che come al solito dimostrano che la classe di Peavy e Victor nell’intrecciare e far convivere heavy metal e musica sinfonica è impareggiabile.

Terminata la suite, si torna a viaggiare su binari più prettamente heavy, con un’altra manciata di pezzi solidi e facilmente assimilabili dall’ascoltatore, tra i quali spicca un’altro degli highlights   di “Strings To A Web”, la simpatica “Hellgirl”, dedicata alla neonata figlia del batterista André Hilgers. La furente cavalcata di “Purified”, ai limiti del thrash e con sonorità vicinissime a quelle delle origini della band, precede il breve strumentale “Through Ages”, unico momento di pausa dall’attacco sonoro che i Rage perpetrano nel resto del disco.   

Il livello, tutto sommato, è buono; ma rimane lontano dai veri capolavori della band. Eppure, grazie alla sapiente alchimia di metal e melodia, tratto che ormai caratterizza lo stile dei Rage, “Strings To A Web” saprà accontentare vecchi e nuovi fan, e si farà apprezzare per il gusto a livello compositivo e la tecnica impeccabile dei tre membri della band, fra i quali spicca senza dubbio il guitar – hero bielorusso Viktor Smolski, che tanto ha dato ai tedeschi in questi ultimi anni.

Corrado Riva

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