[Power Metal] Triple Threat: Helloween vs Gamma Ray vs Primal Fear (2005)

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Nel giro di un mese, tra fine settembre e fine ottobre, tre gruppi crucchi dal differente passato e tra loro legati in qualche modo più o meno direttamente, hanno immesso sul mercato i rispettivi nuovi full lentgth. Helloween – Keeper Of The Seven Keys-The LegacyThe King For A 1000 Years – The Invisible Man –

Nel giro di un mese, tra fine settembre e fine ottobre, tre gruppi crucchi dal differente passato e tra loro legati in qualche modo più o meno direttamente, hanno immesso sul mercato i rispettivi nuovi full lentgth.

Helloween – Keeper Of The Seven Keys-The Legacy
The King For A 1000 Years – The Invisible Man – Born On Judgement Day – Plaesure Drone – Mrs. God – Silent Rain – Occasion Avenue – Light The Universe – Do You Know What You’re Fighting For – Come Alive – The Shade In The Shadow – Get It Up – My Life For One More Day
www.helloween.org
www.spv.de

Gamma Ray – Majestic
My Temple – Fight – Strange World – Hell Is Thy Home – Blood religion – Condemned To Hell – Spiritual Dictator – Majestic – How Long – Revelation
www.gamma-ray.com
www.sanctuaryrecords.com

Primal Fear – Seven Seals
Demons And Angels – Rollercoaster – Seven Seals – Evil Spell – The Immortal Ones – Diabolus – The Call – All For One – Of Death And Chaos – Carniwar – Question Of Honour – In memory
www.primalfear.de
www.nuclearblast.de

Chi rischia di più sono i capostipiti del power metal europeo, gli Helloween di Weikath e Deris, che hanno deciso di giocarsi il tutto per tutto riportando in auge un nome intoccabile come quello dello storico doppio “Keeper Of The Seven Keys”. All’epoca però Kai Hansen e Michael Kiske erano il cuore pulsante delle zucche e i due capolavori di allora sono impossibili soltanto da avvicinare per i pur bravi attori che suonano ora sotto il monicker Helloween. Nonostante alcuni brani ben confezionati e molto complessi (come la lodevole opener o la buona “Occasion Avenue”), “Keeper 3″ non fa molta strada, è inutile girarci intorno. “Better Than Raw” e “The Dark Ride” divisero, per motivi diversi, i fans, ma erano lavori onesti, sentiti e validissimi, che si adattavano bene alla line-up e che non cercavano a tutti i costi di recuperare l’irrecuperabile mood power (a volte allegro e scanzonato altre regalmente epico e coinvolgente) a cui avevano abituato le zucche negli 80ies, proponendo ottima musica, sicuramente diversa dal passato ma di qualità. “The Legacy” è semplicemente un nuovo scialbo capitolo di un gruppo che ha oramai poco da dire, l’aggravante però in questo caso è pesante, visto che non era il caso di recuperare quel Keeper che contribuì a rafforzare un genere tanti anni fa.

I Gamma Ray di Kai Hansen invece oramai non rischiano più nulla. D’altra parte non ce ne sarebbe motivo, visto che il gruppo in questione è probabilmente l’esponente migliore del classico power europeo veloce, allegro ed esaltante. “Majestic” dà il meglio di sé quando corre, i Rays sanno bene come far salire l’intensità del pezzo fino a farla esplodere in chorus da cantare a squarciagola, come nel caso di “Fight” e “Condemned To Hell”. Il nuovo disco è di sicuro impatto, suona meglio di “Powerplant” e “No World Order”, ma è sostanzialmente la stessa cosa, ovvero sano headbanging e tanta adrenalina, anche se oramai i Rays hanno già detto tutto su questo tema da metà anni novanta, con i magnifici “Land Of The Free” e “Somewhere Out In Space”. In definitiva i Raggi Gamma propongono ciò che sanno fare meglio, a volte con buona volontà, altre limitandosi a confezionare un prodotto standard, dall’alto però di un’esperienza e di un’abilità che in pochi possono vantare nel campo power.

E quindi veniamo ai sorprendenti vincitori di questo scontro virtuale, la sorpresa sono i Primal Fear, che recitano il ruolo di Chris Benoit a Wrestlemania 20 contro The Game ed HBK. Se non seguite il wrestling non è un problema: la band di “Popeye” Scheepers ha registrato un ottimo disco, che pur restando ancorato al classico sound teutonico, esplora territori orchestrali e maestosi raramente percorsi dai “cloni” dei Priest. Proprio quest’ultima definizione può essere lasciata da parte per questo platter, capace di regalare un compendio efficace di ciò che la band è in grado di comporre, presentando furia, drammaticità, irruenza e riflessione in diversi momenti (confrontate ad esempio la bellissima opener e la conclusiva “In Memory”). La capacità di emozionare e coinvolgere senza correre a tavoletta è una dote che è stata metabolizzata in pieno dal gruppo, ora più che mai in grado di fornire dodici brani di spessore, senza filler sentiti migliaia di volte in altre salse, vari e validi. Premiati quindi, a dispetto di una carriera meno ricca di soddisfazioni e fama rispetto ai più “titolati” Helloween e Gamma Ray. A questo giro Ralf e Matt Sinner hanno preso il jackpot, e se lo meritano in pieno.

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