[Power/Prog Metal] Symphony X – Paradise Lost (2007)

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Oculus Ex Inferni – Set The World On Fire (The Lie of Lies) – Domination – The Serpent’s Kiss – Paradise Lost – Eve Of Seduction – The Walls Of Babylon – Seven – The Sacrifice – Revelation (Divus Pennae ex Tragoedia) http://www.symphonyx.com/http://www.spv.de Ritorno in grande stile per I Symphony X. La band guidata dalla


Oculus Ex Inferni – Set The World On Fire (The Lie of Lies) – Domination – The Serpent’s Kiss – Paradise Lost – Eve Of Seduction – The Walls Of Babylon – Seven – The Sacrifice – Revelation (Divus Pennae ex Tragoedia)

http://www.symphonyx.com/
http://www.spv.de

Ritorno in grande stile per I Symphony X. La band guidata dalla sei corde di Michael Romeo e dall’ugola sempre più pazzesca di Russell Allen, confeziona “Paradise Lost”, a cinque anni di distanza dalla precedente release.
Si parte in quarta, dopo un’intro sinfonica, con “Set The World On Fire”, uno dei pezzi migliori mai prodotti dai Nostri. Stupisce l’impatto quasi thrash dei riffs (i Theater hanno fatto proseliti nel prog da Glass Prison in poi…), la versatilità del già citato vocalist, e il ritornello melodicissimo contrapposto alle strofe aggressive. Si resta sui ritmi sostenuti fino alla titletrack che calma le acque mettendo in mostra un refrain che rimanda ai momenti più intimi di “The Odyssey”.
Nella seconda parte del disco si nota qualche calo di tensione, anche se Romeo continua a sparare riffs uno via l’altro come se niente fosse come su “The Walls Of Babylon”, che piazza una decina di cambi di tempo in meno di tre minuti, benché il pezzo non convinca fino in fondo.
“Seven” riporta indietro di qualche anno la band, il brano richiama gli inizi neoclassici del combo risultando uno dei migliori del lotto anche grazie al solito bravissimo Allen, riconducendo l’attenzione dell’ascoltatore ad alti livelli.
“Revelation” chiude l’album nel modo più progressive metal possibile, lasciandoci l’idea che un nuovo corso per i Symphony X possa essere iniziato: minutaggio meno elevato, impatto e brani più di facile ascolto rispetto a prima, senza rinunciare alla classe che contraddistingue la band da diversi anni. Pollice alto.

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