Primal Fear Unbreakable

Primal Fear Unbreakable Recensione 3.5/5
Quando si parla di power metal, i Primal Fear sono un sinonimo di garanzia. E ne danno ulteriore prova con “Unbreakable”, nono album in studio. A differenza del predecessore “16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)”, che era sì un disco decente ma un po’ scialbo e privo di personalità, con questa release i tedeschi

Quando si parla di power metal, i Primal Fear sono un sinonimo di garanzia. E ne danno ulteriore prova con “Unbreakable”, nono album in studio. A differenza del predecessore “16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)”, che era sì un disco decente ma un po’ scialbo e privo di personalità, con questa release i tedeschi si sono ripresi alla grande, tornando ai fasti di un tempo.

Dopo l’intro “Unbreakable part 1”, dalle atmosfere vagamente epiche, si pigia subito l’acceleratore con “Strike”. E già si capisce a che tipo di lavoro ci si trovi davanti. Le aspettative di chi pensava ad un ritorno in grande stile non vengono tradite, grazie alla voce di Ralf Scheepers che non ha un attimo di cedimento e si intreccia alla perfezione con le chitarre graffianti e la batteria feroce. L’album ha diversi colori, si passa dai pezzi tiratissimi tutti riff e cori a piena voce come “Give Em Hell”e “And There Was Silence” ad atmosfere più tranquille come “Where Angels Die”, in cui la voce del frontman non è più urlata ma delicata, quasi a voler accarezzare gli strumenti ai quali si accompagna. E come tradizione vuole non può mancare la ballad da accendino e pelle d’oca “Born Again” che, se possibile, mette ulteriormente in evidenza il valore tecnico di ogni singolo componente della band. Ad onor del vero l’unico dettaglio discutibile dell’opera è la mossa di scegliere come primo estratto “Bad Guys Wear Black”, di certo il pezzo meno convincente e più anonimo di tutto il full length, ma probabile che sia stato scelto perché è quello che ha più appeal commerciale e radiofonico.

Tirando le somme “Unbreakable” si avvicina molto alle sonorità autentiche degli esordi ma non è un lato negativo, al contrario questo sound lo rende un disco da annoverare nella propria collezione se si ama il power metal old style. E in fondo cosa può esserci di più bello nello scapocciare forsennatamente ascoltando un gioiellino di questa portata?

Claudia Falzone


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