[Prog Metal/Avantgarde] Ihsahn – After (2010)

Recensito da Stefano Masnaghetti il 25 gen 2010


http://www.myspace.com/ihsahnmusic
http://www.candlelightrecords.co.uk/

Con il terzo disco solista l’ex Emperor decide di mollare gli ormeggi e s’inoltra in una dimensione strettamente personale, per la quale è difficile trovare riferimenti immediati. Il già ottimo “angL” mostrava un Ihsahn alle prese con musica spiccatamente originale, ma molti passaggi erano chiaramente debitori nei confronti di Arcturus, Spiral Architect e ultimi Emperor, mentre il gusto complessivo dell’album si orientava verso un raffinato black sinfonico ricco di sfumature neoclassiche e drammatiche (Emancipation).

In “After” queste influenze rimangono, così come la sezione ritmica degli Spiral Architect continua ad essere fondamentale per il sound del Nostro. Ma gli spunti creativi sono aumentati a dismisura, le composizioni si sono fatte ancor più complesse e sfaccettate e, quel che più conta, ognuna di esse reca ben impresso il marchio del musicista norvegese.

C’è meno teatralità nel nuovo lavoro, e gli ultimi ghirigori barocchi sono stati definitivamente abbandonati. Colpisce, invece, un registro emotivo che procede a sbalzi, passando dalla rabbia alla profonda malinconia nel giro di pochi minuti. Per far questo Ihsahn e compagni utilizzano quale base di azione un progressive metal mai banale e scontato, sempre in grado di mutar forma e di ramificarsi in direzioni imprevedibili.

A segnalarsi è soprattutto l’uso del sassofono, strumento presente in ben quattro brani su otto. Lo suona Jorgen Munkeby, in forza negli Shining (nulla a che vedere con la black metal band omonima guidata da Kvarforth), e la sua bravura è davvero notevole. Nella violenta e parossistica “A Grave Inversed” il fraseggio di Jorgen è rapido e concitato, capace di dispensare lacerazioni e dissonanze al vetriolo; perfetto per accentuare la ferocia di una partitura a metà strada fra gli Emperor di “Prometheus” e una piece di free jazz. Vanno a segno anche le due mini – suite (dieci minuti l’una) “Undercurrent” e “On The Shores”, nelle quali il sax si allarga su sfondi più marcatamente nordici, ricordando i paesaggi lunari che per primo Jan Garbarek, il grande maestro del jazz scandinavo, ha saputo ideare. La prima delle due ha dalla sua un tocco psichedelico nella distorsione di chitarra, mentre la seconda, in un susseguirsi di aperture melodiche e accelerazioni improvvise, racchiude molti degli umori presenti nel disco.

“After” è comunque opera priva di inutili riempitivi, ogni suo episodio è colmo di spunti interessanti: “The Barren Lands” mostra la disinvoltura estrema con cui Ihsahn passa dallo scream al cantato melodico, “Frozen Lakes On Mars” è tanto eccezionale quanto indefinibile, riuscendo ad unire thrash, black, progressive e metallo mutante alla Voivod nelle sue ultime battute, “Austere” è un bel quadretto Seventies (con tanto di hammond) illuminato dall’aurora boreale, “Heaven’s Black Sea” è ancora una volta incendiata dal sassofono e la title – track è il momento più ‘tradizionale’ del disco, ma non per questo va trascurato.

Con “angL” pensavo che Ihsahn avesse raggiunto il suo apice. Invece la sua nuova emissione dimostra che l’artista è stato in grado di salire ulteriormente nella scala dell’eccellenza. A questo punto è lecito aspettarsi di tutto nel prosieguo della sua carriera. Intanto “After” sigilla un inizio anno che sta andando oltre le più rosee aspettative sotto il profilo strettamente musicale.

Stefano Masnaghetti

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