[Progressive Metal] Isis – Wavering Radiant (2009)

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  Hall Of The Dead – Ghost Key – Hand Of The Host – Wavering Radiant – Stone To Wake A Serpent – 20 Minutes/40 Years – Threshold Of Transformation http://www.isistheband.comhttp://www.ipecac.com Devo ammettere di essermi sbagliato sul conto degli Isis. Di grosso. Dopo lo scialbo “In The Absence Of Truth” credevo che la band di

 

Hall Of The Dead – Ghost Key – Hand Of The Host – Wavering Radiant – Stone To Wake A Serpent – 20 Minutes/40 Years – Threshold Of Transformation

http://www.isistheband.com
http://www.ipecac.com

Devo ammettere di essermi sbagliato sul conto degli Isis. Di grosso. Dopo lo scialbo “In The Absence Of Truth” credevo che la band di Aaron Turner fosse irrimediabilmente destinata ad una discesa nella mediocrità, ad una carriera futura all’insegna della routine e del riciclaggio d’idee ormai stantie. Invece “Wavering Radiant” è un ritorno tanto bello quanto inaspettato, mette in chiaro che gli statunitensi hanno ancora classe da vendere e sotterra il capitolo precedente, unico episodio debole di una carriera altrimenti quasi perfetta.

Il nuovo album è sicuramente il più complesso e multiforme mai realizzato dal quintetto. Ma soprattutto mette in gioco nuovi spunti sonori, recuperando però quell’aggressività che fino al capolavoro “Panopticon” non era mai mancata ai Nostri. In “Wavering Radiant” il superamento del post – core tout court è ormai un dato di fatto, e la novità di maggior rilevanza è un insistere su strutture più affini al progressive piuttosto che al post – rock. Un progressive reso però acido e psichedelico, come se i Neurosis si mettessero a suonare partiture dei Tool. Non a caso l’ospite di questo disco si chiama Adam Jones, e un certo influsso tooliano è percepibile; ma questo non si fa mai troppo invadente, piuttosto si tratta di un ulteriore arricchimento del suono Isis, di una crescita artistica che non vuole arrestarsi.

A contribuire in maniera sostanziale al rinnovato volto degli Isis è soprattutto l’uso delle tastiere e dell’elettronica, come accade nella bellissima opener “Hall Of The Dead”: qui è il suono d’organo in chiave Seventies a donare un tocco fluido ed evanescente al brano, insinuandosi negli interstizi di basso e batteria ed andando a concludere la canzone in modo sontuoso. Ancora meglio la successiva “Ghost Key”, il capolavoro del disco: un’introduzione ipnotica – magistrale l’uso del basso – s’irradia evanescente attraverso il sintetizzatore, poi si apre ad eruzioni sia vocali sia strumentali, alternandole a rarefazioni psichedeliche ed ambientali. Probabilmente l’episodio più “rivoluzionario” dell’album, in cui più è presente l’afflato progressivo: non ci si affida più a strutture lineari dal climax ascendente, ma si preferisce continuare a variare le combinazioni ritmiche, melodiche e armoniche in un continuo susseguirsi di differenti paesaggi mentali.

Così sono anche le altre composizioni di “Wavering Radiant”; labirintiche, fluttuanti, perpetuamente oscillanti fra imponenti muri chitarristici ed estensioni lisergiche. Aaron è tornato ad utilizzare il growl con più frequenza, e questo è un bene. Perché, in ultima analisi, l’unico punto debole del disco sono le parti di cantato pulito: la sua è una voce dall’estensione troppo modesta per risultare convincente. Ma, a parte questo piccolo difetto, “Wavering Radiant” dimostra che gli Isis sono tornati in ottima forma, capaci d’imporsi ancora quale band fra le più importanti e innovative nell’ambito della musica creativa. Fuoriclasse.

Stefano Masnaghetti

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