[Progressive Rock] Porcupine Tree – The …

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  [Progressive Rock] Porcupine Tree – The Incident (2009) [CD1] The Incident (I. Occam’s Razor, II. The Blind House, III. Great Expectations, IV. Kneel and Disconnect, V. Drawing the Line, VI. The Incident, VII. Your Unpleasant Family, VIII. The Yellow Windows of the Evening Train, IX. Time Flies, X. Degree Zero of Liberty, XI. Octane

 

[Progressive Rock] Porcupine Tree – The Incident (2009)

[CD1] The Incident (I. Occam’s Razor, II. The Blind House, III. Great Expectations, IV. Kneel and Disconnect, V. Drawing the Line, VI. The Incident, VII. Your Unpleasant Family, VIII. The Yellow Windows of the Evening Train, IX. Time Flies, X. Degree Zero of Liberty, XI. Octane Twisted, XII. The Séance, XIII. Circle of Manias, XIV. I Drive the Hearse)
[CD2] Flicker – Bonnie the Cat – Black Dahlia – Remember Me Lover

http://www.porcupinetree.com/
http://www.roadrunnerrecords.it/

C’era molta attesa intorno al nuovo concept dei Porcupine Tree. Steven Wilson non è mai stato uno capace di rimanere troppo tempo fermo, ed ecco che a breve distanza dal suo disco solista pubblica con la sua band madre “The Incident”.
E’ difficile spiegare a parole il lavoro in questione, vi basti sapere che la mega suite da 55 minuti che riempie il primo cd è davvero ricca di spunti, costantemente in evoluzione e con cambi di mood e ritmo continui. Complicato apprezzarla a un primo ascolto o in maniera distratta, apprezzabile e gratificante invece dopo ripetute sessioni in condizioni ambientali adatte, specialmente se avete una venerazione per una certa band che si chiama Pink Floyd…
Le altre quattro tracce onestamente risultano abbastanza superflue dopo un’abbuffata simile, riservando qualche scatto aggressivo che non mancherà di soddisfare chi ne cercava di più durante la suite di cui sopra.

Certo, i bei tempi andati sono probabilmente irrecuperabili, ma è anche impossibile chiedere a Wilson e compagni di ripetere “In Absentia” (giusto per non andare troppo indietro) ad libitum. I Porcupine Tree insistono sull’elettronica e i passaggi oscuri e plumbei che avevano caratterizzato il non ispiratissimo precedente “Fear Of A Blank Planet”, mischiando abbondantemente psichedelia con fraseggi al limite del metal, ottenuti con delle chitarre raramente sentite così ribassate su un album dei PT (cfr. Bonnie The Cat oltre ad alcune parti del primo disco), e l’immancabile atmosfera ‘spaziale’ che è oramai un trademark del gruppo.
Non immediato e specialmente non per tutti, ma davvero ricco di sfaccettature da scoprire ogni volta che si preme ‘play’ sul lettore. Da capire e da assimilare lentamente senza fretta, immergendosi totalmente nell’ascolto. Difficile nel 2009, trovare un disco poco user friendly come questo. Per noi tutto questo è solo un bene.

Paolo Sisa

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