[Psych-Space Prog] Acid Mothers Temple & … – Crystal Rainbow Pyramid Under The Stars (2007)

 /5
Pussy Head Man From Outer Space – Crystal Rainbow Pyramid – Electric Psilocybin Flashback www.acidmothers.comwww.importantrecords.com Quello che balza subito all’orecchio, ascoltando l’ennesima emissione discografica dei folli Giapponesi, è la qualità della produzione: per la prima volta nella loro carriera il suono è straordinariamente nitido e cristallino. Fattore importante per poter apprezzare ancor di più l’immenso

Pussy Head Man From Outer Space – Crystal Rainbow Pyramid – Electric Psilocybin Flashback

www.acidmothers.com
www.importantrecords.com

Quello che balza subito all’orecchio, ascoltando l’ennesima emissione discografica dei folli Giapponesi, è la qualità della produzione: per la prima volta nella loro carriera il suono è straordinariamente nitido e cristallino. Fattore importante per poter apprezzare ancor di più l’immenso potenziale acido – psichedelico di cui la band è depositaria. Sbaglia chi considera gli Acid Mothers Temple dei semplici revivalisti della psichedelia Anglo – Americana di fine Sessanta, oppure meri cloni del kraut – rock più cosmico e visionario; nel loro suono queste due componenti si compenetrano a vicenda, venendo riattualizzate da inserti ambient – noise che tengono saldamente ancorati i Nostri al tempo presente. In breve, chi meglio di loro potrebbe fregiarsi del titolo di Hawkwind del Terzo Millennio?

“Crystal Rainbow Pyramid Under The Stars” è uno dei loro miglior dischi, se non addirittura il loro capolavoro, in grado di rivaleggiare con i seminali “Pataphysical Freak Out Mu” e “Wild Gals A Go – Go”: in settanta minuti Kawabata Makoto e compagni sono riusciti a condensare tutte le sfumature del loro inimitabile stile. Il brano d’apertura aggredisce l’ascoltatore con una ridda di distorsioni in fuzztone, feedback lisergici ed elettronica vintage: si viaggia a velocità impressionanti fino all’implosione finale. Un vero e proprio pezzo di psycho – garage. La title-track rispolvera tutto l’armamentario della jam psichedelica, fondendo voci provenienti dal profondo dello spazio a wah – wah dilatati e tastiere liquide, condendo il tutto con un’elefantiasi sonora che farebbe invida agli Amon Dull più spiritati: ancora una volta ci troviamo di fronte a una delle loro composizioni più ispirate.

Ma il vero e proprio highlight dell’album è costituito dall’immensa suite finale, “Electric Psilocybin Flashback”: quaranta minuti di trip cosmico che passano in rassegna tutti i topoi dell’acid – progressive più estremo. Si parte con una nenia orientaleggiante disturbata da scorie di synth alla deriva, poi l’irruzione di un sassofono fa assumere al brano un sapore quasi fusion (Pink Floyd + Sun Ra, non saprei descriverlo altrimenti); e poi ancora, in veloce rassegna, si affastellano scampoli di stralunato folk alla Incredibile String Band, stasi ambient di lustmordiana memoria, allucinazioni spazio – temporali a metà strada tra Faust e Gong (non a caso, Daevid Allen ha recentemente collaborato con loro). Mai nessuno, negli ultimi trent’anni, si era avvicinato così tanto allo spirito che animava la musica dei mai troppo rimpianti Grateful Dead.

God bless Acid Mothers Temple!

S.M.

Condividi.