[Psychedelic Stoner] Om – Pilgrimage (2007)

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Pilgrimage – Unitive Knowledge Of The Godhead – Bhima’s Theme – Pilgrimage Reprise www.southernlord.com www.omvibratory.com Terzo disco per gli Om, il duo formato dagli ex Sleep Chris Hakius e Al Cisneros. Se l’ispirazione di fondo rimane la medesima, bisogna però segnalare qualche cambio di prospettiva rispetto ai precedenti “Variations On A Theme” e “Conference Of


Pilgrimage – Unitive Knowledge Of The Godhead – Bhima’s Theme – Pilgrimage Reprise

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Terzo disco per gli Om, il duo formato dagli ex Sleep Chris Hakius e Al Cisneros. Se l’ispirazione di fondo rimane la medesima, bisogna però segnalare qualche cambio di prospettiva rispetto ai precedenti “Variations On A Theme” e “Conference Of The Birds”, i quali non si distaccavano minimamente dalla struttura di “Jerusalem”, pietra miliare dello stoner – doom più pesante e monolitico.

Questa volta, accanto ai classici pezzi di stoner dilatato e fragoroso, viene proposta anche la particolarissima title track, in cui l’influenza dei Pink Floyd di “Set The Controls For The Heart Of The Sun” è fortissima: abbiamo a che fare con dieci minuti di lenta progressione psichedelica, ma di psichedelia delle origini si tratta; un dolce tappeto percussivo e tenui vibrazioni di basso accompagnano il canto di Cisneros, che si fa impercettibile sussurro ipnotico. Insomma, qualcosa di molto vicino all’onirismo acido e vellutato del rock di fine anni Sessanta, sorta d’incontro tra i Grateful Dead più astratti e la musica cosmica (proprio quello che sperimentarono i Pink Floyd in quegli anni). I due brani centrali ci riportano alle consuete atmosfere sleepiane: basso grasso e distorto, batteria squassante e veemente, riff circolari che si ripetono in continuazione, fin quando tutto sfuma così com’era iniziato, ossia nel mantra pacificatore di “Pilgrimage”.

Inutile illudersi: non si tratta certo di un capolavoro, e neppure di un disco innovativo, come lo furono gli album degli Sleep negli anni Novanta (per forza di cose, gli Om dovranno fare sempre i conti con la pesante eredità della band – madre). Ma l’idea di variare qualcosa nella loro musica, e di recuperare le radici espressive che dalle jam sessions di quarant’anni fa hanno portato alla psichedelia contemporanea, può e deve essere salutata come una benefica boccata d’aria fresca nel loro percorso artistico, che correva il rischio di divenire troppo statico.

S.M.

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