[Psych-Space Rock] La Otracina – Blood …

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  [Psych–Space Rock] La Otracina – Blood Moon Riders (2009) Inner Mind Journey – Ballad Of The Hot Ghost Mama Pt. 1 – Zunblazer – Ballad Of The Hot Ghost Mama Pt. 2 – A Drifted Memory http://www.myspace.com/laotracinahttp://www.holymountain.com Tra gli alfieri della nuova psichedelia un posto d’onore spetta sicuramente ai La Otracina, autori solo due

 

[Psych–Space Rock] La Otracina – Blood Moon Riders (2009)

Inner Mind Journey – Ballad Of The Hot Ghost Mama Pt. 1 – Zunblazer – Ballad Of The Hot Ghost Mama Pt. 2 – A Drifted Memory

http://www.myspace.com/laotracina
http://www.holymountain.com

Tra gli alfieri della nuova psichedelia un posto d’onore spetta sicuramente ai La Otracina, autori solo due anni fa dello splendido debut album “Tonal Ellipse Of The One”, notevole esempio di come sia possibile organizzare jam psycho – rock in strutture coerenti, senza doversi per forza abbandonare all’anarchia compositiva tout court.

Dopo la parentesi non del tutto a fuoco di “The Risk Of Gravitation”, il trio newyorkese torna sotto l’ala protettrice della Holy Mountain, famigerata etichetta degli Om, e pubblica questo “Blood Moon Riders”, ideale prosecuzione di “Tonal Ellipse Of The One”, nonché ultimo disco registrato con il chitarrista Ninni Morgia (ahimè, il suo abbandono non getta certamente una buona luce sul futuro della band). La nuova emissione, comunque, ripropone i Nostri ai loro massimi livelli, condensando in soli 38 minuti il consueto caleidoscopio sonoro che articola fra loro roboanti estensioni chitarristiche a cavallo fra space rock e progressive, distorsioni fuzz e lievi liquidità avvolgenti, clangori percussivi e tenui richiami astrali.

Il biglietto da visita è l’arrembante e metallica “Inner Mind Journey”, un quarto d’ora di variazioni strumentali guidate dalla chitarra di Morgia: gli onnipresenti feedback di questa ci accompagnano in territori hard – prog, in cui gli Hawkwind vanno a braccetto con i wall of sound di Blue Cheer e Black Sabbath. Lo si potrebbe definire post – stoner, per il suo sforzo di coniugare le acrobazie soniche di complessi quali Glasspack e Karma To Burn alla visionarietà dell’acid rock più autentico; in ogni caso, qualcosa di realmente interessante. Le due parti di “Ballad Of The Hot Ghost Mama” mostrano, invece, il volto più stralunato e tenue del gruppo: i sussulti della batteria di Adam Kriney fanno da contrappunto agli echi lisergici della chitarra, la quale si avvicina pericolosamente al lirismo del Jerry Garcia più ispirato. “Zunblazer” flirta con il post rock di Red Sparowes e Pelican, mentre “A Drifted Memory” conclude il disco nel segno della contaminazione tra kraut – rock cosmico e sperimentazione rumorista.

Se “Tonal…” rivelava al mondo un nuovo ensemble da tenere d’occhio, il qui presente è conferma che non ci si era sbagliati. Certo, la dipartita di Ninni è un brutto colpo, e non sappiamo come il gruppo sarà in grado di gestirla; soprattutto il nuovo chitarrista, Philippe Ortanez, deve ancora dimostrare di essere all’altezza del suo predecessore, e “The Risk…” era album troppo confuso perché si potesse tentare una valutazione attendibile delle sue qualità. In ogni caso, non elucubriamo troppo su presunti scenari futuri, ma godiamoci il presente e questo ottimo disco.

Stefano Masnaghetti

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