Ramesses – Possessed By The Rise Of Magik

Ramesses Possessed By The Rise Of Magik Recensione /5
Il terzo album dei Ramesses conferma quanto di buono il terzetto britannico aveva già mostrato nei primi due, soprattutto nel penultimo, quel “Take The Curse” che è stata probabilmente la miglior uscita doom/sludge del 2010. Sulla loro bravura nel saper costruire atmosfere opprimenti e snervanti non c’è da stupirsi: è sempre bene ricordare che due

Il terzo album dei Ramesses conferma quanto di buono il terzetto britannico aveva già mostrato nei primi due, soprattutto nel penultimo, quel “Take The Curse” che è stata probabilmente la miglior uscita doom/sludge del 2010. Sulla loro bravura nel saper costruire atmosfere opprimenti e snervanti non c’è da stupirsi: è sempre bene ricordare che due terzi della band, ossia Mark Greening (batteria) e Tim Bagshaw (chitarra) , proviene dai leggendari Electric Wizard, un nome una garanzia. Infatti i Nostri continuano imperterriti a proporre quello che il Mago Elettrico ha sempre saputo dispensare meglio di chiunque altro, ovvero riff presi a prestito dai Black Sabbath, ma suonati a 16 giri anziché a 33, e immersi in scenari da tregenda. “Possessed By The Rise Of Magik” segue in tutto e per tutto questo schema, anche se rispetto al suo superbo predecessore risulta leggermente meno ispirato.

Manca infatti quella varietà che, pur all’interno di uno stile riconoscibilissimo, permetteva a “Take The Curse” di elevarsi ben al di sopra della media dello sludge contemporaneo. Le sette  tracce che compongono il nuovo lavoro, al contrario, sono quasi tutte marchiate da una staticità persino eccessiva, anche se il loro fascino oscuro non viene mai meno. In questo senso gli episodi migliori sono sicuramente quelli centrali; in particolare a far rizzare i capelli ci pensano la lunga litania apocalittica di “Sol Nocivo“, il riff circolare di “Plague Beak“, che per certi versi richiama alla mente i Sunn 0))) di “Black One“, e il fetore sotterraneo di “Duel“. Non così centrate appaiono invece l’apripista “Invisible Ritual“, penalizzata da un suono di batteria deficitario, e la title – track posta in conclusione, giocata su schemi di psichedelia ‘malata’ che suonano come un esercizio di stile. Monumentale in ogni brano è, invece, la prova vocale di Adam Richardson, in grado di passare dal growl allo scream all’urlo straziante al delirio necrofilo con una facilità stupefacente.

“Possessed By The Rise Of Magik” è quindi un altro ottimo disco da parte dei Ramesses. Chi è appassionato di questo tipo di suono ne godrà sicuramente, solo non si aspetti un altro capolavoro del calibro di “Take The Curse”, ma il trio di Wimborne si conferma fra i migliori alfieri del genere.

Stefano Masnaghetti

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