Rise To Remain – City Of Vultures

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Avevano detto di averci lavorato un sacco e che erano soddisfatti del risultato finale. Ora non è certo il caso di parlare di un disco rivoluzionario, ma il nuovo Rise To Remain è un lavoro gradevole. L’album di debutto su major per quella che rimarrà sempre, volenti o nolenti, ‘la band del figlio del cantante

Avevano detto di averci lavorato un sacco e che erano soddisfatti del risultato finale. Ora non è certo il caso di parlare di un disco rivoluzionario, ma il nuovo Rise To Remain è un lavoro gradevole.
L’album di debutto su major per quella che rimarrà sempre, volenti o nolenti, ‘la band del figlio del cantante degli Iron‘ è un buon esempio di metal moderno adatto per giovani d’Oltre Manica. “City Of Vultures” mette in mostra le buone capacità vocali di Austin Dickinson e quelle tecnico-esecutive di un gruppo che si dimostra assolutamente all’altezza della situazione. Le armonie, i solo e i ritornelli in clean vocals sono ben studiati per colpire nel segno anche i padiglioni auricolari di qualche ascoltatore più attempato e meno avvezzo alle frange e alle magliette con su i nomi delle band serigrafate a carattere 48, tipiche della nuova ondata UK di metalcore melodico.
Ogni tanto Austin spara growl profondi ma è evidente di come si trovi più a suo agio sulle parti pulite. Consigliato a fan di Trivium, Bullet e tutti i nuovi adepti rintracciabili a queste latitudini. Per un ascolto preventivo, buttatevi su “Illusions”, “This Day Is Mine” e “God Can Bleed” oltre alla oramai ben conosciuta hit “The Serpent” (sì quella che inizia come un pezzo dei Lamb Of God e ha un ritornello fighissimo esatto…).

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