Rob Zombie Venomous Rat Regeneration Vendor

3.5/5
Rob Zombie: non so chi sia per voi, ma per me era il guappo rasta che negli anni ’90 zompava a colpi di groove nei White Zombie; un gruppo mitico ma non abbastanza da entrare nella leggenda. Fu comunque una bella sorpresa vederlo sbancare il botteghino americano con Hellbilly Deluxe (1998), il debutto da solista, e

Rob Zombie: non so chi sia per voi, ma per me era il guappo rasta che negli anni ’90 zompava a colpi di groove nei White Zombie; un gruppo mitico ma non abbastanza da entrare nella leggenda. Fu comunque una bella sorpresa vederlo sbancare il botteghino americano con Hellbilly Deluxe (1998), il debutto da solista, e creare il suo show alla “Alice Cooper meets the b-movies” che era un’alternativa ben più gustosa di quel musone di Marilyn Manson. Show che purtroppo da noi non è praticamente mai passato…rendendo il nome di Rob Zombie noto più per i film che ha girato. Sì perché ormai dici “Rob Zombie” e le prime cose che ti rispondono è quanto sia figa sua moglie e quanto siano tosti e pazzi i suoi film. Dopo una fase in evidente calo di ispirazione comunque, il nostro bel Rob deve aver pensato una cosa sola: “vaffanculo”.

Non riesco ad immaginare altro stato mentale se non lo sbrago più totale in cui il buon Rob possa aver deciso di creare il suo ultimo disco (e film – The Lords Of Salem): entrambi sono una totale autocelebrazione, autocitazione, indulgenza nei temi a lui più cari. Davvero, pure i titoli delle canzoni sembrano creati con il generatore-casuale-di-canzoni-di-rob-zombie: “Teenage Nosferatu Pussy”, “The Girl Who Loved The Monsters”, “Behold The Pretty Filthy Creatures!”…Insomma Mr. Zombie diventa della stessa materia a cui si è sempre ispirato.

Dopo la svolta vintage degli ultimi dischi Rob ritrova la tamarraggine, la cafonaggine, i suoni più industrial (“Revelation Revolution”) e via coi suoi mid-tempo perenni da scapocciare e battere il piedino. Poche sono le sorprese, come il rap alla Mick Jagger in “Dead City Radio And The New Gods Of Supertown” o l’intermezzo in sitar “Theme For The Rat Vendor”, ma c’è in generale un senso davvero di volere fregarsene di tutto ed essere il personaggio mediatico sopra le righe che tanto è amato su internet. Rob piazza pure l’ottima cover di “We’re An American Band” dei Grand Funk Railroad per poi lanciare un altro paio di sassi sul finale. Ad accompagnarlo nel delirio il solito John5 alla chitarra, Piggy D al basso e il batterista Ginger Fish, uscito ormai dal giro di Manson.

Un disco divertente, certo non destinato a lasciare il segno, ma che farà contenti i fans di Rob più oltranzisti.

Marco Brambilla

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